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° The End Of This Chapter ~ Christmas Version

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AVARICE CONTEST, raccolta racconti
view post Posted on 14/10/2009, 15:46Quote
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all by © me

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Location: Soleto (Lecce per intenderci XD)


Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 23:09, un minuto fa


Pubblicate qui tutte le one shot per il contest sull'avarizia.

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I want your loving and
I want your revenge,
You and me could write
a bad romance
tatoo*


will i win?

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view post Posted on 27/10/2009, 21:15Quote
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© Me*

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Location: Dal Letto Del Pattinson! ù.ù


Status: Offline: ultima azione eseguita il 22/12/2009, 21:03


Ciò che sto per raccontare è qualcosa che rompe tutti gli schemi della mente umana.
Tutto cominciò quando cambiai città, beh ero una semplice provincialotta agli occhi dei nuovi compagni e cercai di inserirmi in un contesto forse troppo diverso da quello in cui ero cresciuta.
New York è una metropoli, la grande mela, per me troppo grande.
Le ragazze di scuola mia erano diverse da me, avevano capelli sempre a posto, vestivano con gonne e tacchi alti, le caratterizzavo per il vizio di avere un pochette imbottita di trucchi sempre legata al polso e dal fatto che ogni volta che entravo nel bagno le sorridevo ma loro si limitavano a guardarmi da capo a piedi e distruggere la mia autostima con un risolino insignificante.
Non tutti però erano figli dell'alta società, non tutti navigavano nell'oro così conobbi un ragazzo di nome Aaron e una ragazza di nome Alice.
Condividevo con loro la maggior parte del mio tempo, studiavamo assieme, andavamo in giro assieme ma non ero mai felice, mi sentivo sempre fuori posto.
Un giorno tornai a casa stanca di navigare nella solita mediocrità..
"Mamma voglio un paio di jeans nuovi e voglio andare dal parrucchiere"
Ero una ragazzina semplice, forse troppo, vestivo sempre con lo stesso pantalone o con la stessa gonna lunghetta, avevo i capelli raccolti sempre in due trecce, la mia famiglia purtroppo era molto povera per questo ci trasferimmo in città e naturalmente ebbi un rifiuto da mia madre che mi ripeteva quanto bella fossi già così.
Una mattina mentre andavo a scuola trovai un biglietto della lotteria per strada, lo presi e conservai in portafoglio.
Arrivata a scuola lo mostrai ad Aaron e Alice, scherzammo e sognammo nello stesso momento di vincere quella lotteria che forse ci avrebbe cambiato la vita, forse ci avrebbe reso ricchi come gli spacconi della nostra scuola ma migliori di loro poichè possedevamo un gran cuore.
Suonò la campanella..
"Beh ragà io entro che ho biologia"
Salutammo Aaron e dopo io e Alice ci avviammo verso l'aula di filosofia.
Le ore passarono in fretta forse perché l'idea di avere almeno una possibilità di cambiare mi angustiava, così suonò l'ultima fatirica campanella.
"Mi raccomando Taty controlla la combinazione esatta stasera"
Beh ALice non era l'unica a voler vincere quei soldi, servivano un po' a tutti e tre no?
Uscendo da scuola e tornando a casa ero completamente assorta nei miei pensieri, sognavo di essere io a ridere sulla mediocrità degli altri e sulla loro stupidità, ero talmente presa dai miei sogni che non mi accorsi che mia madre era accanto a me e mi chiamava.
"Tatiana ma mi senti?"
In un colpo tornai con i piedi per terra.
"Si mamma scusa ero un po' pensierosa"
Entrammo in casa e sentivo solo mamma blaterare qualcosa mentre salivo le scale.
Mi gettai a capofitto sul letto con quel biglietto in mano, accesi il televisore e finalmente uscì l'estrazione.
Inizialmente ero molto rilasciata a me stessa, non riuscivo a credere che proprio io Tatiana la provincialotta riuscisse per una semplice casualità ad arricchirsi ma quando controllai il primo numero e vidi che corrispondeva e anche il secondo iniziai a irrigidirmi.
Arrivato al nono numero corrispondente si seccò la gola e sentivo un fiamma in viso ma la gioia più grande scoppiò quando vidi che la combinazione vincente era proprio tra le mie mani.
Voi al posto mio che avreste fatto?
Qualcosa in me diceva di chiamare subito Aaron e Alice, era una sorta di promessa la nostra, ma una parte di me molto più persuasiva mi diceva di fare il contrario.
Immaginai come sarebbe stato bello avere quella fortuna tutta per me che di fortuna non ne avevo mai avuta.
Così zitta e muta scesi per le scale e andai a ritirare il premio.
Tornai con la cartella zeppa di soldi che misi in un sacco e sistemai nell'armadio sotto tutti i giocattoli di quando ero piccina, lì mia madre non avrebbe mai frugato.
Mi gettai sul letto e mi lasciai alla notte che mi portò in un lungo sonno.
La mattina seguente suonò la sveglia come sempre, tutto sembrò un sogno, un bellissimo sogno ma in realtà era verità, una verità con un triste sfondo inaspettato.
Andai a scuola ed ero piuttosto furtiva, cercavo di evitare i miei amici.
Non mi serviva solo volerlo, in realtà non potevo evitarli poiché condividevo 2corsi con ALice e 1 con Aaron.
Infatti suonò la campanella e corsi nell'aula di Storia dove avrei incontrato Aaron.
Speravo che quel giorno non fosse stato presente ma purtroppo c'era, non mi servì a nulla mettermi all'ultimo banco visto che appena entrò in classe mi si affiancò.
"Visto la combinazione? E' la nostra?"
Morsi un labbro, tipico si una Tatiana Bugiarda.
"Non era la vincente! Perché poi doveva essere proprio la nostra? Con tanta gente che gioca"
Ebbi uno schiaffo dalla mia parte avara, uno schiaffo per zittirmi sennò tutto sarebbe andato in fumo.
Fortunatamente la prof. entrò in aula prima che lui potesse rispondermi e così passai tutta l'ora zitta facendo finta di ascoltarla ma in realtà mi preparavo per un finto malore per poter tornare a casa prima.
Così feci infatti appena suonò la 2campanella tornai a casa.
Ero a vedere la televisione in salotto quando vidi che erano passate già delle ore e un'idea irruppe nella mia testolina.
Controllai che in casa fossi sola e una volta sicura mi fiondai in camera mia, presi il sacco col malloppo e lo scaraventai sul letto.
Mi sedetti a gambe incrociate e aprii il sacco, infilai le mani dentro e come niente iniziai a prendere le banconote e a lanciarle per aria, iniziai con poche banconote ma dopo la cosa si faceva divertente e prendevo quanto più potevo per sentire il brivido di esser bagnata da una pioggia, una pioggia avara di banconote sporche.
Sporche perché non erano mie e sporche perché non avrei mai potute usarle, nessuno si sarebbe spiegato il motivo di un eventuale cambiamento.
Mi sdraiai e fui presa da un colpo di sonno, forse la gioia mi aveva stancato troppo.
Sognavo di sguazzare nell'oro e che ad un certo punto mi ritrovavo in un buco nero sola e disperata, l'incubo fu interrotto da una voce, una voce che intonava rabbia.
Aprii gli occhi e vidi Alice incredula a ciò che vedeva.
Non so cosa scattò in me, ma iniziai a prendere tutte le banconote ed urlare.
"Vai via! E' tutto mioo"
La poveretta da rabbiosa apparve disgustata quasi.
" Ora capisco il tuo malore qual'è stato ed io che ero venuta apposta per vedere come ti sentivi! Voglio farti una sola domanda..Perché metterci in ballo se poi avresti deciso di tenere tutto per te?"
Non riuscii a dare quella risposta forse perché non c'era una motivazione giusta, una risposta però l'ho ottenuta.
Da piccola mi sono sempre chiesta come avrei vissuto da grande e da quel giorno mi rispondo ogni mattina avanti ad uno specchio vedendomi sola e ricca.
Da quel giorno Aaron e Alice non vollero più parlarmi, io non sono cambiata come pensavo, ero sempre la stessa provincialotta con le trecce poiché non avrei potuto spendere quel capitale senza il consenso dei miei genitori ma tuttavia non avrei mai detto e non dirò mai ai miei genitori di tutto questo perché il biglietto l'ho trovato io e nessuno mai riuscirà a portare via da me quel briciolo di fortuna che ho ricevuto.
penso sia sottointeso che la storia è in prima persona quindi il primo rigo fa parte di essa non è un mio commento XD

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Non abbiamo nulla quando veniamo al mondo e nulla ci portiamo via lasciandolo,
ma lasciamo un gran disordine a chi rimane..

 
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view post Posted on 5/11/2009, 22:57Quote
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Location: mi chiamo morgana, sono una fata, secondo voi?


Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 18:20


e dopo tanti disagi, ecco qui il mio racconto...

TUTTO MIO!

Era mio, tutto mio! Mio e di nessun altro! Lo stringevo fra le braccia ormai avvizzite, cercando di possederlo anche con lo sguardo. Ma ormai lui non era più in grado di farlo, non più ormai. Gli carezzai i capelli con dita leggere ed adunche, scompigliandogli i capelli stopposi e ruvidi. Il colore era spento, ricordo lontano di quel biondo grano che tanto amavo. Continuai a toccargli i capelli, con una passione crescente che non si sarebbe spenta mai, nemmeno nella tomba, ne ero certa! Presi la sua mano scheletrica fra le mie dita, sfiorando il dorso rigido ed incartapecorito. Quanto avevo amato le sue mani… che mi toccavano come nessun altro sapeva fare, così tenere e maschie al tempo stesso! Ora erano rigide sotto alle mie carezze. Mi guardai attorno, in quella casa che era stata il nostro nido, la nostra nicchia, il nostro rifugio dal mondo. Guardai le pareti tappezzate di banconote: ogni singolo dollaro guadagnato era finito lì, attaccato al muro con una puntina. Il nostro modo di veder crescere i nostri sogni, sempre sotto agli occhi, senza che nessuno potesse portarceli via. E poi, quando tutto era finito, avevo continuato io sola, riempiendo le stanze di banconote colorate, attaccandole una sopra all’altra, senza sosta, incessantemente. Nulla veniva speso, sarebbe stato come gettar via il sogno di una vita…
Sei ancora qui, fra le mie braccia e forse presto verrò anch’io dove sei tu. Le sue labbra, così carnose e calde, che mi baciavano con passione fino a non farmi capire più nulla. Sono scomparse, ma non il mio desiderio di esse, che ancora bacio con ardore. Sempre mio, ancora mio, in eterno mio. Il mio amore, la mia passione, tu, sempre e solo tu. lo abbandonai solo un istante per il suono del campanello che annunciava un nuovo scocciatore. Sbirciai attraverso le tendine della finestra: un ragazzino, petulante e fastidioso. Cosa diamine voleva? Aprii un poco la porta, mantenendo semichiuso il catenaccio.
«Che vuoi?» gli domandai sbrigativa e un po’ maleducata.
«Eh, buongiorno, signora. Sono un boyscout. Stiamo raccogliendo fondi per sistemare la nostra sede. Vede, ha il tetto danneggiato e dobbiamo ripararlo!» disse tutto d’un fiato, allungando una scatola di metallo e sorridendomi con un sorriso fanciullesco.
«E dovrei pagarvelo io un tetto nuovo? Dove pensi che vada a prendere i soldi, grattandoli dai muri?» fu la mia risposta cruda. Richiusi la porta, sprangandola di nuovo con il catenaccio. Con passi lenti, risalii le scale, tornando dal mio amore. La luce del giorno filtrava un poco dalle tende socchiuse della finestra accanto alla porta, illuminando le banconote e riempiendo la casa di luce colorata.
«Allora? Sei riuscito a farti dare qualche dollaro?» sogghignò un ragazzino dai capelli rossi.
«No, non mi ha dato niente» rispose sconsolato il boyscout che aveva appena parlato con la vecchia signora.
«Eheheh! Ti è andata bene. Si dice che sia una strega: suo marito è morto venti anni fa, ma lei lo ha riportato in vita con la magia e le notti di luna piena li si vede ballare sul terrazzo» esclamò un altro ragazzino. I tre presero le loro biciclette appoggiate ad un albero.
«In ogni caso, strega o no, è davvero una tirchia! Mi ha chiesto se per caso credevo che lei grattasse i soldi dai muri! Come se avesse le pareti tappezzate di dollari!». Ridendo, si allontanarono sulle loro bici, alla ricerca di altre persone più generose.


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Ogni uomo nasce gemello: colui che è e colui che crede di essere.
(M. Kessel)


Il mio primo romanzo: Maryanne

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Skin creata da °RANSIE°, per il Container ringrazio lo Skin Factory e ~ Keyz, grazie anche a--> X.