LA REGINA DELLA NOTTE
L’ultima occhiata alla mia immagine riflessa nello specchio.
I capelli lunghi e neri accarezzano le mie spalle e scendono lungo la schiena.
Estremamente curati. Lisci, lucidi.
Gli occhi piu’ azzurri che mai ammiccano maliziosi.
Grandi ed espressivi.
Il viso consapevole e compiaciuto della sua bellezza.
Affilato e delicato. A tratti ancora da bimba.
Ed il trucco impeccabile come sempre.
Gli occhi sono circondati da una dose forse troppo esagerata di matita nera.
Ma e’ esattamente quello che voglio…il mio sguardo deve essere profondo e provocante.
Le labbra sono rosso fuoco.
Morbide. Da mordere e baciare.
Si…ma si sa che in fondo non basta mai.
E allora prendo l’astuccio del rossetto e lo porto di nuovo sulle mie labbra carnose stendendone un altro velo.
Si intonano perfettamente al mio corsetto.
Stessa tonalita’ di rosso.
Mi stringe la vita e mette in risalto il mio seno.
I pantaloni neri di pelle fasciano le mie lunghe e snelle gambe.
E gli stivali slanciano la mia figura.
Con il suo incedere possente riesce a sovrastare chiunque.
Esprime sicurezza e forza, tutti ne sono intimoriti quando si erge fiero e cammina verso il suo obiettivo senza voltarsi mai indietro.
E anche stasera sara’ cosi’.
Ma manca ancora l’ultimo tocco…il mio cappotto di pelle.
Lungo sino alle caviglie. Nero e lucente.
E’ il mio marchio, il mio segno di riconoscimento.
E forse anche una specie di scudo, di protezione.
Puo’ sembrare strano, sciocco o infantile…ma e’ come se non potesse succedermi niente sino a quando lo indosso.
Ovviamente e’ uno stupido pensiero che inizia e finisce li’.
Non e’ niente di concreto semplicemente perche’ non puo’ avere concretezza.
Ma mi piace pensarla cosi’.
Sorrido di me stessa quando mi scopro a pensare una cosa del genere.
Forse sembro una bambina. Forse per certi versi ancora lo sono.
Ma la bambina resta sempre a casa dopo aver indossato quel cappotto e varcato la soglia d’ingresso.
Per lei non c’e’ posto la’ fuori.
Il mondo e’ troppo crudele e meschino perche’ possano camminarci i bambini.
E allora deve restare a casa al sicuro.
E manda fuori la donna.
Perche’ io paura non ne ho. Non piu’.
O forse…forse lascio anche lei a casa.
Gia’, lei non e’ come in questo momento.
Nell’abitacolo della mia auto sono sola.
L’unica compagnia che ho e’ una radio che trasmette una vecchia canzone mentre la luce della luna mi illumina e scandisce il mio viaggio a tratti lento a tratti piu’ veloce.
Non riesco a fare a meno di guardarmi nello specchietto retrovisore, e’ piu’ forte di me.
Devo controllare costantemente il mio aspetto perche’ devo essere sempre impeccabile.
Continuo a farlo sino a quando non arrivo a destinazione.
E lo faccio anche quando sono fuori dall’auto…osservo attentamente la mia immagine riflessa nel finestrino.
Ma quella e’ l’ultima volta che posso farlo, poi devo andare.
Mi aspetta la mia serata.
La stessa da dieci anni ormai.
Con passo sicuro supero la soglia del night club che ho scelto per questa sera.
Ce ne sono stati tanti nel corso di questi anni. Tutti in citta’ diverse.
Mi piace l’idea di considerarmi come una specie di killer seriale che cambia continuamente lo scenario dei suoi omicidi.
Anche se io…beh, io tecnicamente non uccido nessuno.
Mi guardo intorno mentre il fumo offusca per qualche secondo la mia vista.
Poi tutto diventa chiaro ed io riesco a mettere a fuoco cio’ che ho davanti.
La scena e’ sempre la stessa.
Corpi che si cercano vogliosi e smaniosi, che si sfiorano decisi, che liberano la loro passione repressa, che vogliono assaporare il peccato vero che solo la notte riesce a concedere loro.
La notte e’ cosi’…stimola le fantasie nascoste dell’essere umano portandole alla luce e lasciando che esplodano in tutta la loro potenza.
Riesco a percepire ogni singola vibrazione, a volte anche i pensieri diventano trasparenti e fluidi.
Ma non e’ mia intenzione restare a guardare gli altri senza fare niente.
Io sono colei che quelle voglie deve soddisfarle.
Solo che…il gioco lo conduco io.
E l’ennesimo sta per iniziare proprio adesso.
Lascio scivolare il cappotto lungo il mio corpo e lo abbandono su un divanetto.
Poi tornero’ a prenderlo. Ma ora non mi serve.
Non ho nemmeno bisogno di andare in pista a scatenarmi per attirare l’attenzione perche’ non sono gli altri che devono accorgersi di me.
Sono io che scelgo loro.
E gia’ i primi sguardi accarezzano leggeri il mio corpo.
Altri invece sono gia’ sfacciati e diretti e lasciano intendere desideri quasi incontenibili.
Ma io ho gia’ scelto e di tutti gli altri non mi importa.
Punto le mie prede, sono tutti ragazzi giovani che ridono e scherzano fra di loro.
Sembrano spensierati, come se non avessero nessun problema e la loro vita fosse perfetta.
Mi avvicino e subito vedo lingue che leccano labbra, sguardi che scintillano di passione, corpi che tremano.
Come sono deliziosamente prevedibili gli uomini!
Mi fanno quasi tenerezza.
Ma non e’ tempo di pensare a questo perche’ i miei cinque ragazzi mi attendono impazienti.
Si, cinque.
Sono sempre cinque.
Ogni volta il numero dei prescelti e’ questo.
Ne’ uno di piu’, ne’ uno di meno.
Come quella sera.
Quella sera di dieci anni fa che cambio’ per sempre la mia vita.
Quindici anni…avevo solo quindici anni quando cinque uomini si sono presi la mia dignita’, la mia spensieratezza, la mia gioia di vivere, il mio futuro e la mia vita.
La mia verginita’.
Ricordo tutto come se fosse successo soltanto ieri.
Io che torno a casa dopo aver studiato da una mia amica…lo scooter che si ferma all’improvviso…io che maledico la mia scelta di non farmi riaccompagnare dalla madre della mia amica nonostante l’ora tarda…
E poi quell’auto che si ferma davanti a me…i fari puntati sul mio volto…quegli uomini che mi guardano sogghignando…
E’ successo tutto cosi’ velocemente che non sono riuscita a rendermene conto sino a quando non li ho avuti dentro di me.
Mi hanno violata nel modo piu’ meschino possibile.
Ridendo fra di loro mentre entravano ed uscivano dal mio corpo, commentandomi volgarmente, gioendo di tutto il mio dolore e la mia disperazione.
Uomini maturi, non ragazzi.
Uomini forse sposati e con figli…magari anche figlie della mia stessa eta’.
Hanno giocato con me sino a quando hanno voluto.
Senza ripensamenti ne pentimenti.
Schernendo la mia paura…e le mie lacrime.
Si, uomini…crudeli e malvagi.
Privi di umanita’, forse anche di una coscienza che imponesse loro di fermarsi.
Ma loro non l’hanno fatto.
Hanno iniziato, continuato, finito.
Sono andati avanti alimentando la loro perversione con i miei singhiozzi e le mie suppliche.
Mi hanno portato via tutto cio’ che avevo, tutti i buoni sentimenti che sino ad allora avevo provato.
La fiducia negli altri.
Non ne ho avuto mai piu’ da allora.
Li ho odiati.
Si, li ho odiati uno per uno.
Ho odiato ogni singolo gemito che e’ uscito dalle loro bocche, ogni sospiro di piacere che nel silenzio di quel vicolo dove mi hanno posseduta come animali si sono ingigantiti echeggiando dentro la mia mente.
Ho odiato ogni spinta dentro di me, ogni mano che mi ha sfiorato in quelle che sono state solo impure carezze.
Ho odiato ogni mio lamento che glie l’ha data vinta accrescendo la loro soddisfazione.
Ho odiato ogni cosa di quella notte, ho odiato il mondo.
Ho odiato gli uomini.
Di un odio profondo e radicato che mi ha cambiato completamente in una persona che prima di allora non ero mai stata.
Di un odio che non e’ mai scomparso e di cui ancora sento strascichi dentro di me.
Ricordo che loro si sono fermati solo molte ore dopo, quando sfiniti ed appagati mi hanno abbandonato per terra.
Da sola.
E da quel momento in poi sotto di me si e’ aperto l’inferno.
Ho provato una rabbia che partiva dalle mie viscere e si espandeva attorno a me acquistando compattezza.
Ho provato un dolore che prima mi ha distrutto lentamente, poi ucciso definitivamente.
Ho versato lacrime che non sono mai finite ed hanno reso la mia anima indelebilmente macchiata.
Sono morta pur continuando a vivere.
Ho vissuto pur sentendomi per sempre lacerata, dilaniata.
Finita.
Ma da quella esperienza e’ scaturita una decisione.
La mia decisione.
Ho giurato a me stessa che mai piu’ un uomo mi avrebbe toccato contro la mia volonta’.
Ho promesso a me stessa che da quel momento in poi sarei stata io ad usare gli uomini.
Come quella sera loro avevano fatto con me.
Che mi sarei burlata di loro, che gli avrei fatto credere ingenuamente di potermi dominare.
Avevano trapiantato il peccato dentro di me ed io ho fatto in modo che lasciasse le radici e si allargasse crescendo ogni giorno sempre di piu’.
La vita che avevo fatto sino a quel momento, era stata spazzata via in una notte lasciando posto ad una completamente nuova.
La ragazzina che loro avevano fatto diventare donna in un attimo, sarebbe stata donna sino in fondo.
E per riuscirci ho usato dolore, rabbia e odio a mio favore.
Prima li ho assorbiti dentro di me sino all’ultima goccia, poi ne ho fatto l’ancora a cui appoggiarmi per essere forte e poter affrontare la vita.
E ci sono riuscita.
Per dieci anni e’ stata questa la mia continua routine.
E loro sono stati sempre in cinque.
E’ una specie di rituale per me.
Qualcosa a cui non voglio rinunciare, qualcosa di cui non voglio fare a meno.
Questa e’ stata la mia risposta alla vita, al mondo bastardo di cui facciamo parte, al male di cui purtroppo siamo circondati.
Sono una puttana?
Una poco di buono?
Una ragazza facile?
Non m’importa del modo in cui posso essere definita o di quello che gli altri possono pensare di me.
La mia reazione e’ stata questa.
Sbagliata o giusta che sia, e’ stata la mia e non me ne pentiro’ mai.
Ma ora basta lasciarsi trasportare dai ricordi.
Perdermi nei miei pensieri ha fatto si che loro si perdessero sul mio corpo invece.
Ho sentito i loro sguardi indugiare sulle mie forme, i loro corpi desiderarmi, le loro menti formulare pensieri peccaminosi.
Sono preparati.
E pronti.
E allora che il gioco abbia inizio.
Mi avvio verso il prive’ mentre loro mi seguono.
Li provoco con il mio fascino, li attiro con le promesse che la bellezza del mio corpo e’ in grado di fare.
La rete e’ stata gettata e loro sono rimasti incastrati.
E mentre la porta si chiude dietro di noi, il mio mondo fatto di sesso sporco diventa l’unico possibile in cui posso muovermi.
Il palcoscenico dove io attrice recito la mia parte da anni ormai.
Mani esperte mi spogliano sfiorando il mio corpo con gesti che tradiscono impazienza.
I vestiti cadono velocemente e con essi anche l’ultimo briciolo di razionalita’.
Ora c’e’ solo libidine, perdizione.
Voglia di trasgredire oltre ogni limite.
L’inibizione non l’ho mai conosciuta, non so cosa sia.
Ed e’ questo che mi spinge ad aprirmi completamente al primo di loro che riesce ad avere il coraggio di avvicinarsi a me.
Sembrano aver perso la sicurezza che li ha dominati sino ad ora.
O forse non hanno mai visto una donna disposta a darsi completamente.
Io lo sono.
E loro devono capirlo.
Per questo motivo non posso accontentarmi solo di uno.
Io ne voglio due.
Li voglio dentro di me contemporaneamente.
Adesso, in questo preciso momento.
Voglio perdere quel freno che in realta’ non ho mai avuto.
Voglio perdermi nel piacere.
Voglio scendere in mezzo alle fiamme dell’inferno senza bruciarmi.
E mentre il mio corpo impazzisce al solo pensiero, loro mi stanno gia’ penetrando.
Sembrano aver finalmente capito cio’ che devono fare.
E sembrano averci anche preso gusto.
Gli uomini sono cosi’…basta dargli un giocattolo fra le mani e loro iniziano a giocare.
Tecnicamente si dice che mi stiano scopando.
Si, perche’ a loro piace usare questi termini forti…forse per sentirsi superiori, invincibili.
O forse perche’ cercano inutilmente di nascondere la loro innata insicurezza.
Ma in realta’ sono io che sto scopando loro.
Loro sono soltanto burattini nelle mie mani.
E’ come se stessi gestendo io i loro respiri affannati, il loro fiato spezzato, i loro gemiti sempre piu’ frequenti.
E’ come se decidessi io quanto debbano godere.
Sto muovendo le mie pedine a mio piacimento.
Ma ora anch’io sto iniziando a provare un piacere sempre piu’ forte ed intenso che non si puo’ ignorare.
Sta raggiungendo ogni parte del mio corpo facendomi vibrare.
Mi sto lentamente abbandonando al corso che la natura deve fare.
I miei seni reclamano le loro mani, i capezzoli le loro dita.
Sono duri, turgidi, tesi.
Insopportabilmente sensibili.
Eppure non riesco a fare a meno di desiderare che vengano pizzicati, torturati.
Sono in un momento in cui tutto e in bilico e basta un qualsiasi passo per cadere.
La mia mente ormai e’ totalmente inebriata, sono ubriaca di piacere.
Il ritmo incalza sempre di piu’ ed io sento di poter impazzire davvero.
Una donna che ha dentro di se due uomini e’ come se fosse in mezzo ad un tornado ed io ormai non ho piu’ nessun controllo di me.
La mia pelle vellutata e’ ora rigida, i miei muscoli si contraggono, gli spasmi sembrano squarciarmi.
Ho solo una dannata voglia di godere sino a morire, sino all’ultimo respiro.
E loro…loro continuano a muoversi dentro di me.
Veloci, rapidi.
Strafottenti.
Lo sguardo di quello che e’ davanti a me scintilla di un peccato che sembra scivolare lungo le pareti di questa stanza.
Riesco a sentirlo nelle sue mani incandescenti e nel suo corpo pazzo di desiderio.
Il respiro dell’altro arde sulla mia nuca come fuoco.
Anche loro sono al limite ormai.
Siamo un unico cumulo di carne peccaminosa e vibrante.
E quando l’orgasmo arriva e’ tanto improvviso quanto devastante.
Mi lascio andare e mi godo i sussulti dei nostri corpi che si scambiano il piacere che stanno provando.
E’ un continuo strusciarsi contro l’altro alla ricerca degli ultimi ansiti di piacere.
Ma poi e’ la quiete dopo la tempesta.
Chiudo gli occhi e porto indietro la testa mentre il mio respiro lentamente torna regolare.
Ora regna solo silenzio e mi sembra quasi di provare un senso di pace.
Ma questa mia sensazione si rivela ogni volta illusoria perche’ per i peccatori la pace non puo’ esserci.
Ed io sono una vera e consapevole peccatrice da anni.
Questa notte e’ ancora giovane e deve essere vissuta sino in fondo.
Lo spettacolo migliore deve ancora cominciare, me ne accorgo dagli sguardi degli altri due che trepidanti hanno atteso il loro turno.
Non voglio perdere altro tempo inutilmente.
Li indico entrambi affinche’ si avvicinino a me.
Ma loro vogliono osare piu’ dei loro amici, vogliono trasgredire.
Vogliono tutto ed io sono pronta a darglielo.
Trascorrono pochi secondi prima che uno dei due si avvicini alla mia intimita’ ed inizi un gioco perverso ed eccitante.
La lingua si muove lenta raggiungendo anche gli angoli piu’ nascosti del mio sesso.
Guizza, sfiora, penetra.
Sembra danzare, i suoi movimenti sono sincronizzati.
La sento lambire ogni centimetro di carne senza risparmiarsi.
La sento assaporarmi come se fossi un frutto proibito.
La sento stuzzicarmi, provocarmi, scavarmi dentro.
Lenta, poi veloce.
Poi di nuovo lenta, poi di nuovo veloce.
Le dita all’improvviso vanno a farle compagnia.
Le labbra leccano, succhiano avidamente.
Sembra che lui mi stia mettendo alla prova per vedere quanto possa resistere prima di iniziare ad urlare e contorcermi su me stessa.
Direi che il mio corpo che ha iniziato di nuovo a tremare e gemere sia la risposta piu’ ovvia.
In poco tempo si e creata di nuovo la stessa situazione di prima, ma stavolta sembra mille volte piu’ piacevole.
Un qualcosa di sottile e delicato, quasi carezzevole.
Ma allo stesso tempo capace di dare alla testa e far perdere la ragione.
Ma questo non puo’ bastare chiaramente, non puo’ bastare all’altro che sino ad ora e’ rimasto a guardare senza partecipare.
Ora anche lui vuole la sua parte e come un animale che e’ stato liberato dopo tanto tempo rimasto chiuso in gabbia, si avvicina alla mia bocca con il suo pene in mano.
Quasi fosse un trofeo di cui essere fiero.
Ho capito cosa vuole e lo accontento subito.
Il sesso orale non e’ mai stato un mio limite, ma anzi un traguardo che ho raggiunto sin troppo presto.
E superato tante volte.
Per me e’ un passaggio normale e quasi scontato per questo motivo mi abbandono alle sensazioni che sto provando ed aspetto semplicemente che un nuovo orgasmo venga a trovarmi.
Poi la stessa scena di prima si ripete.
Loro mi penetrano, insieme godiamo, perdiamo il senso della realta’, delle cose che ci circondano.
Persino della nostra identita’.
Urliamo, gemiamo, sospiriamo affannosamente.
Non c’e’ tregua, non c’e’ tempo di pensare a niente.
C’e’ solo il piacere che ti offusca il cervello, la vista, i pensieri e qualsiasi parte del corpo dove riesce ad arrivare.
I segni delle mie unghia sulla schiena di uno dei due sono la dimostrazione di cio’ che mi ha appena attraversato.
E di quanto sia stato forte il suo passaggio.
Ora cerco per l’ennesima volta di riprendere fiato mentre guardo l’unico con cui non ho ancora avuto nessun contatto.
I nostri sguardi si incontrano per la prima volta quella sera.
E’ sempre rimasto nella penombra, in disparte, poggiato al muro.
Quasi estraniato da tutto quello che e’ successo.
E’ freddo, distaccato.
Come se in realta’ non fosse mai stato li’ con noi.
Ma basta un attimo in cui i nostri sguardi indugiano l’uno sull’altro, per farlo cambiare.
I suoi occhi si accendono di un lampo che promette cose indecenti.
In fondo e’ proprio per questo motivo che ho lasciato lui per ultimo, sapevo che non mi avrebbe deluso.
Stavolta sono io ad avvicinarmi a lui e subito le sue mani scivolano sui miei fianchi portando i nostri corpi a stretto contatto.
Io completamente nuda, lui ancora vestito.
Sento il suo calore attraverso la stoffa e lo immagino scorrere su di me.
Le sue mani calde e possenti sulla mia pelle mi provocano un brivido che attraversa il mio corpo e mi scuote leggermente.
Non resisto e lo spoglio.
Voglio che sia mio, che mi venga a trovare, che mi entri dentro e arrivi sino in fondo, che riesca a darmi piu’ di quanto siano riusciti a fare i suoi amici.
E’ incredibilmente bello ed eccitante, ha un corpo tonico ed invitante.
Sembra un atleta, e’ perfetto in ogni sua parte.
Sono sopraffatta dal desiderio e dalla voglia ed in pochi attimi siamo un corpo solo.
Le mia gambe cingono i suoi fianchi e si intrecciano dietro la sua schiena mentre mi muovo su di lui languida.
Le mie mani accarezzano il suo petto.
I miei occhi sono nei suoi occhi.
Sembrano parlarmi, ma io non voglio ascoltare niente in questo momento.
Mordo soltanto il mio labbro inferiore con i denti per privarmi forse della possibilita’ di urlare e sfogarmi.
E’ una piacevole sofferenza quella che sto provando ed ho voglia di imprigionarla dentro di me.
Ma lui non sembra essere d’accordo ed insinua due dita dentro la mia bocca per liberare quei sospiri che dispettosi scalpitano per uscire.
Non vuole che mi trattenga.
Se e’ questo che vuole, lo avra’.
Mi lascio andare, libero tutto cio’ che c’e’ dentro di me, inizio a muovermi piu’ veloce afferrando le sue spalle che sudate scivolano sotto le mie mani.
Gli lancio uno sguardo compiaciuto e lui me ne restituisce uno soddisfatto.
C’e’ una complicita’ straordinaria fra di noi che ci sta rendendo due amanti perfetti.
Ma senza l’aiuto delle parole, dei gesti, di qualsiasi altra cosa.
Ci siamo solo noi due.
Ed i nostri gemiti, i miei ed i suoi mischiati.
Non riesco piu’ a capire quali siano i suoi e quali i miei.
Dove finisco io di muovermi ed inizi lui a spingere.
Ma non m’importa.
Non m’importa nemmeno degli altri che in questo momento ci stanno guardando masturbandosi.
Gli uomini proprio non riescono ad accontentarsi di una sola volta, devono sempre strafare.
Ma e’ come se non ci fossero, non mi curo di loro anche se i loro lamenti di piacere invadono la mia mente prepotentemente.
Io devo occuparmi dei miei e completamente in balia di sensazioni forti e stordenti, cancello qualsiasi altra cosa che non sia il mio personale piacere.
Il sesso di pochi attimi prima e’ solo un lontano ricordo perche’ adesso c’e’ lui che mi prende completamente come se fosse l’unica cosa capace di farmi andare avanti.
E’ come se stessi prendendo la vita dal suo corpo.
Mi sembra che sino a quel momento il mondo attorno a me sia stato in bianco e nero e adesso abbia preso colore improvvisamente.
Sono in paradiso senza essere passata prima dall’inferno.
E cosi’ le urla che tanto desiderava udire arrivano all’improvviso ed io non le soffoco.
Le lascio libere di esprimersi ancora una volta mentre stretta a lui poggio la testa sulla sua spalla e respiro il profumo virile che emana dall’incavo del suo collo.
Sa di uomo e sa di sesso.
Il sesso ha sempre un suo odore.
E a me piace sentirlo completamente, respirarlo sino in fondo.
Soprattutto nei momenti come questo in cui gli ultimi strascichi di piacere stanno lentamente scemando.
Ora posso andare via perche’ tutto e‘ finito, tutto e’ stato consumato.
Ma lui non me lo permette.
Blocca qualsiasi mio accenno ad alzarmi dal suo corpo e con la mano mi accarezza i capelli insinuando le dita fra le ciocche.
Poi la mano continua a scendere e con il dorso mi sfiora il viso in una delicata carezza.
Si sposta sulla nuca e con un movimento veloce mi avvicina a se portando le nostre bocche ad unirsi in un intimo e confidenziale abbraccio.
Non ho avuto niente di tutto questo con gli altri quattro e rimango stordita dal suo gesto per qualche secondo, ma poi la pressione delle sue labbra sulle mie mi riporta alla realta’ e gli permetto di far entrare la sua lingua dentro la mia bocca.
La sento umida e calda cercare la mia.
La trova e la stuzzica sfacciatamente, la sfiora in una danza che sa di erotico.
L’abbandona, poi la ritrova.
Si uniscono l’un l’altra contorcendosi.
Il mio seno preme contro il suo petto vigoroso, le sue mani salgono e scendono lungo la mia schiena.
E le lingue continuano a toccarsi sempre piu’ intime.
Lentamente, poi velocemente.
Prima si sfiorano, poi sembrano divorarsi e mai saziarsi l’una dell’altra.
Non so quanto duri esattamente quel momento, ma sento che mi ha fatto rabbrividire di nuovo.
Poi mi lascia all’improvviso.
Mi guarda negli occhi, i suoi brillano di un verde chiarissimo.
Sono a dir poco stupendi…non ne ho mai visto di cosi’ belli.
Mi sembra che riescano a cambiare colore da un attimo all’altro.
Sono maliziosi, seducenti, ammalianti.
Ma anche puri, innocenti, profondi.
Ma non ho tempo da perdere con questi insignificanti dettagli.
Mi rivesto sotto i loro sguardi…chissa’ se vorrebbero continuare sino all’alba.
Ma io ho finito li’, il mio tempo si e’ concluso.
Vado via cosi’ come sono arrivata, fiera e sicura di me.
Con il mio solito passo ed il mio solito sex appeal.
Anche dopo tutto quello che ho fatto riesco ancora a rendermi provocante agli occhi di chi mi guarda.
Cosi’ e’ stato e cosi’ sempre sara’.
Chi sono io?
La regina della notte.
Edited by **Francy** - 26/9/2009, 16:27