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° The End Of This Chapter ~ Christmas Version

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LUST CONTEST, raccolta racconti
view post Posted on 27/8/2009, 17:04Quote

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postate in questo topic i vostri racconti per il lust contest.

imageThe Vampire


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view post Posted on 27/8/2009, 17:35Quote
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ma che professionale la mia Francy!! *_*
ok, fine OT XD

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I want your loving and
I want your revenge,
You and me could write
a bad romance
tatoo*


will i win?

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view post Posted on 25/9/2009, 18:35Quote

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LA REGINA DELLA NOTTE



L’ultima occhiata alla mia immagine riflessa nello specchio.
I capelli lunghi e neri accarezzano le mie spalle e scendono lungo la schiena.
Estremamente curati. Lisci, lucidi.
Gli occhi piu’ azzurri che mai ammiccano maliziosi.
Grandi ed espressivi.
Il viso consapevole e compiaciuto della sua bellezza.
Affilato e delicato. A tratti ancora da bimba.
Ed il trucco impeccabile come sempre.
Gli occhi sono circondati da una dose forse troppo esagerata di matita nera.
Ma e’ esattamente quello che voglio…il mio sguardo deve essere profondo e provocante.
Le labbra sono rosso fuoco.
Morbide. Da mordere e baciare.
Si…ma si sa che in fondo non basta mai.
E allora prendo l’astuccio del rossetto e lo porto di nuovo sulle mie labbra carnose stendendone un altro velo.
Si intonano perfettamente al mio corsetto.
Stessa tonalita’ di rosso.
Mi stringe la vita e mette in risalto il mio seno.
I pantaloni neri di pelle fasciano le mie lunghe e snelle gambe.
E gli stivali slanciano la mia figura.
Con il suo incedere possente riesce a sovrastare chiunque.
Esprime sicurezza e forza, tutti ne sono intimoriti quando si erge fiero e cammina verso il suo obiettivo senza voltarsi mai indietro.
E anche stasera sara’ cosi’.
Ma manca ancora l’ultimo tocco…il mio cappotto di pelle.
Lungo sino alle caviglie. Nero e lucente.
E’ il mio marchio, il mio segno di riconoscimento.
E forse anche una specie di scudo, di protezione.
Puo’ sembrare strano, sciocco o infantile…ma e’ come se non potesse succedermi niente sino a quando lo indosso.
Ovviamente e’ uno stupido pensiero che inizia e finisce li’.
Non e’ niente di concreto semplicemente perche’ non puo’ avere concretezza.
Ma mi piace pensarla cosi’.
Sorrido di me stessa quando mi scopro a pensare una cosa del genere.
Forse sembro una bambina. Forse per certi versi ancora lo sono.
Ma la bambina resta sempre a casa dopo aver indossato quel cappotto e varcato la soglia d’ingresso.
Per lei non c’e’ posto la’ fuori.
Il mondo e’ troppo crudele e meschino perche’ possano camminarci i bambini.
E allora deve restare a casa al sicuro.
E manda fuori la donna.
Perche’ io paura non ne ho. Non piu’.
O forse…forse lascio anche lei a casa.
Gia’, lei non e’ come in questo momento.
Nell’abitacolo della mia auto sono sola.
L’unica compagnia che ho e’ una radio che trasmette una vecchia canzone mentre la luce della luna mi illumina e scandisce il mio viaggio a tratti lento a tratti piu’ veloce.
Non riesco a fare a meno di guardarmi nello specchietto retrovisore, e’ piu’ forte di me.
Devo controllare costantemente il mio aspetto perche’ devo essere sempre impeccabile.
Continuo a farlo sino a quando non arrivo a destinazione.
E lo faccio anche quando sono fuori dall’auto…osservo attentamente la mia immagine riflessa nel finestrino.
Ma quella e’ l’ultima volta che posso farlo, poi devo andare.
Mi aspetta la mia serata.
La stessa da dieci anni ormai.
Con passo sicuro supero la soglia del night club che ho scelto per questa sera.
Ce ne sono stati tanti nel corso di questi anni. Tutti in citta’ diverse.
Mi piace l’idea di considerarmi come una specie di killer seriale che cambia continuamente lo scenario dei suoi omicidi.
Anche se io…beh, io tecnicamente non uccido nessuno.
Mi guardo intorno mentre il fumo offusca per qualche secondo la mia vista.
Poi tutto diventa chiaro ed io riesco a mettere a fuoco cio’ che ho davanti.
La scena e’ sempre la stessa.
Corpi che si cercano vogliosi e smaniosi, che si sfiorano decisi, che liberano la loro passione repressa, che vogliono assaporare il peccato vero che solo la notte riesce a concedere loro.
La notte e’ cosi’…stimola le fantasie nascoste dell’essere umano portandole alla luce e lasciando che esplodano in tutta la loro potenza.
Riesco a percepire ogni singola vibrazione, a volte anche i pensieri diventano trasparenti e fluidi.
Ma non e’ mia intenzione restare a guardare gli altri senza fare niente.
Io sono colei che quelle voglie deve soddisfarle.
Solo che…il gioco lo conduco io.
E l’ennesimo sta per iniziare proprio adesso.
Lascio scivolare il cappotto lungo il mio corpo e lo abbandono su un divanetto.
Poi tornero’ a prenderlo. Ma ora non mi serve.
Non ho nemmeno bisogno di andare in pista a scatenarmi per attirare l’attenzione perche’ non sono gli altri che devono accorgersi di me.
Sono io che scelgo loro.
E gia’ i primi sguardi accarezzano leggeri il mio corpo.
Altri invece sono gia’ sfacciati e diretti e lasciano intendere desideri quasi incontenibili.
Ma io ho gia’ scelto e di tutti gli altri non mi importa.
Punto le mie prede, sono tutti ragazzi giovani che ridono e scherzano fra di loro.
Sembrano spensierati, come se non avessero nessun problema e la loro vita fosse perfetta.
Mi avvicino e subito vedo lingue che leccano labbra, sguardi che scintillano di passione, corpi che tremano.
Come sono deliziosamente prevedibili gli uomini!
Mi fanno quasi tenerezza.
Ma non e’ tempo di pensare a questo perche’ i miei cinque ragazzi mi attendono impazienti.
Si, cinque.
Sono sempre cinque.
Ogni volta il numero dei prescelti e’ questo.
Ne’ uno di piu’, ne’ uno di meno.
Come quella sera.
Quella sera di dieci anni fa che cambio’ per sempre la mia vita.
Quindici anni…avevo solo quindici anni quando cinque uomini si sono presi la mia dignita’, la mia spensieratezza, la mia gioia di vivere, il mio futuro e la mia vita.
La mia verginita’.
Ricordo tutto come se fosse successo soltanto ieri.
Io che torno a casa dopo aver studiato da una mia amica…lo scooter che si ferma all’improvviso…io che maledico la mia scelta di non farmi riaccompagnare dalla madre della mia amica nonostante l’ora tarda…
E poi quell’auto che si ferma davanti a me…i fari puntati sul mio volto…quegli uomini che mi guardano sogghignando…
E’ successo tutto cosi’ velocemente che non sono riuscita a rendermene conto sino a quando non li ho avuti dentro di me.
Mi hanno violata nel modo piu’ meschino possibile.
Ridendo fra di loro mentre entravano ed uscivano dal mio corpo, commentandomi volgarmente, gioendo di tutto il mio dolore e la mia disperazione.
Uomini maturi, non ragazzi.
Uomini forse sposati e con figli…magari anche figlie della mia stessa eta’.
Hanno giocato con me sino a quando hanno voluto.
Senza ripensamenti ne pentimenti.
Schernendo la mia paura…e le mie lacrime.
Si, uomini…crudeli e malvagi.
Privi di umanita’, forse anche di una coscienza che imponesse loro di fermarsi.
Ma loro non l’hanno fatto.
Hanno iniziato, continuato, finito.
Sono andati avanti alimentando la loro perversione con i miei singhiozzi e le mie suppliche.
Mi hanno portato via tutto cio’ che avevo, tutti i buoni sentimenti che sino ad allora avevo provato.
La fiducia negli altri.
Non ne ho avuto mai piu’ da allora.
Li ho odiati.
Si, li ho odiati uno per uno.
Ho odiato ogni singolo gemito che e’ uscito dalle loro bocche, ogni sospiro di piacere che nel silenzio di quel vicolo dove mi hanno posseduta come animali si sono ingigantiti echeggiando dentro la mia mente.
Ho odiato ogni spinta dentro di me, ogni mano che mi ha sfiorato in quelle che sono state solo impure carezze.
Ho odiato ogni mio lamento che glie l’ha data vinta accrescendo la loro soddisfazione.
Ho odiato ogni cosa di quella notte, ho odiato il mondo.
Ho odiato gli uomini.
Di un odio profondo e radicato che mi ha cambiato completamente in una persona che prima di allora non ero mai stata.
Di un odio che non e’ mai scomparso e di cui ancora sento strascichi dentro di me.
Ricordo che loro si sono fermati solo molte ore dopo, quando sfiniti ed appagati mi hanno abbandonato per terra.
Da sola.
E da quel momento in poi sotto di me si e’ aperto l’inferno.
Ho provato una rabbia che partiva dalle mie viscere e si espandeva attorno a me acquistando compattezza.
Ho provato un dolore che prima mi ha distrutto lentamente, poi ucciso definitivamente.
Ho versato lacrime che non sono mai finite ed hanno reso la mia anima indelebilmente macchiata.
Sono morta pur continuando a vivere.
Ho vissuto pur sentendomi per sempre lacerata, dilaniata.
Finita.
Ma da quella esperienza e’ scaturita una decisione.
La mia decisione.
Ho giurato a me stessa che mai piu’ un uomo mi avrebbe toccato contro la mia volonta’.
Ho promesso a me stessa che da quel momento in poi sarei stata io ad usare gli uomini.
Come quella sera loro avevano fatto con me.
Che mi sarei burlata di loro, che gli avrei fatto credere ingenuamente di potermi dominare.
Avevano trapiantato il peccato dentro di me ed io ho fatto in modo che lasciasse le radici e si allargasse crescendo ogni giorno sempre di piu’.
La vita che avevo fatto sino a quel momento, era stata spazzata via in una notte lasciando posto ad una completamente nuova.
La ragazzina che loro avevano fatto diventare donna in un attimo, sarebbe stata donna sino in fondo.
E per riuscirci ho usato dolore, rabbia e odio a mio favore.
Prima li ho assorbiti dentro di me sino all’ultima goccia, poi ne ho fatto l’ancora a cui appoggiarmi per essere forte e poter affrontare la vita.
E ci sono riuscita.
Per dieci anni e’ stata questa la mia continua routine.
E loro sono stati sempre in cinque.
E’ una specie di rituale per me.
Qualcosa a cui non voglio rinunciare, qualcosa di cui non voglio fare a meno.
Questa e’ stata la mia risposta alla vita, al mondo bastardo di cui facciamo parte, al male di cui purtroppo siamo circondati.
Sono una puttana?
Una poco di buono?
Una ragazza facile?
Non m’importa del modo in cui posso essere definita o di quello che gli altri possono pensare di me.
La mia reazione e’ stata questa.
Sbagliata o giusta che sia, e’ stata la mia e non me ne pentiro’ mai.
Ma ora basta lasciarsi trasportare dai ricordi.
Perdermi nei miei pensieri ha fatto si che loro si perdessero sul mio corpo invece.
Ho sentito i loro sguardi indugiare sulle mie forme, i loro corpi desiderarmi, le loro menti formulare pensieri peccaminosi.
Sono preparati.
E pronti.
E allora che il gioco abbia inizio.
Mi avvio verso il prive’ mentre loro mi seguono.
Li provoco con il mio fascino, li attiro con le promesse che la bellezza del mio corpo e’ in grado di fare.
La rete e’ stata gettata e loro sono rimasti incastrati.
E mentre la porta si chiude dietro di noi, il mio mondo fatto di sesso sporco diventa l’unico possibile in cui posso muovermi.
Il palcoscenico dove io attrice recito la mia parte da anni ormai.
Mani esperte mi spogliano sfiorando il mio corpo con gesti che tradiscono impazienza.
I vestiti cadono velocemente e con essi anche l’ultimo briciolo di razionalita’.
Ora c’e’ solo libidine, perdizione.
Voglia di trasgredire oltre ogni limite.
L’inibizione non l’ho mai conosciuta, non so cosa sia.
Ed e’ questo che mi spinge ad aprirmi completamente al primo di loro che riesce ad avere il coraggio di avvicinarsi a me.
Sembrano aver perso la sicurezza che li ha dominati sino ad ora.
O forse non hanno mai visto una donna disposta a darsi completamente.
Io lo sono.
E loro devono capirlo.
Per questo motivo non posso accontentarmi solo di uno.
Io ne voglio due.
Li voglio dentro di me contemporaneamente.
Adesso, in questo preciso momento.
Voglio perdere quel freno che in realta’ non ho mai avuto.
Voglio perdermi nel piacere.
Voglio scendere in mezzo alle fiamme dell’inferno senza bruciarmi.
E mentre il mio corpo impazzisce al solo pensiero, loro mi stanno gia’ penetrando.
Sembrano aver finalmente capito cio’ che devono fare.
E sembrano averci anche preso gusto.
Gli uomini sono cosi’…basta dargli un giocattolo fra le mani e loro iniziano a giocare.
Tecnicamente si dice che mi stiano scopando.
Si, perche’ a loro piace usare questi termini forti…forse per sentirsi superiori, invincibili.
O forse perche’ cercano inutilmente di nascondere la loro innata insicurezza.
Ma in realta’ sono io che sto scopando loro.
Loro sono soltanto burattini nelle mie mani.
E’ come se stessi gestendo io i loro respiri affannati, il loro fiato spezzato, i loro gemiti sempre piu’ frequenti.
E’ come se decidessi io quanto debbano godere.
Sto muovendo le mie pedine a mio piacimento.
Ma ora anch’io sto iniziando a provare un piacere sempre piu’ forte ed intenso che non si puo’ ignorare.
Sta raggiungendo ogni parte del mio corpo facendomi vibrare.
Mi sto lentamente abbandonando al corso che la natura deve fare.
I miei seni reclamano le loro mani, i capezzoli le loro dita.
Sono duri, turgidi, tesi.
Insopportabilmente sensibili.
Eppure non riesco a fare a meno di desiderare che vengano pizzicati, torturati.
Sono in un momento in cui tutto e in bilico e basta un qualsiasi passo per cadere.
La mia mente ormai e’ totalmente inebriata, sono ubriaca di piacere.
Il ritmo incalza sempre di piu’ ed io sento di poter impazzire davvero.
Una donna che ha dentro di se due uomini e’ come se fosse in mezzo ad un tornado ed io ormai non ho piu’ nessun controllo di me.
La mia pelle vellutata e’ ora rigida, i miei muscoli si contraggono, gli spasmi sembrano squarciarmi.
Ho solo una dannata voglia di godere sino a morire, sino all’ultimo respiro.
E loro…loro continuano a muoversi dentro di me.
Veloci, rapidi.
Strafottenti.
Lo sguardo di quello che e’ davanti a me scintilla di un peccato che sembra scivolare lungo le pareti di questa stanza.
Riesco a sentirlo nelle sue mani incandescenti e nel suo corpo pazzo di desiderio.
Il respiro dell’altro arde sulla mia nuca come fuoco.
Anche loro sono al limite ormai.
Siamo un unico cumulo di carne peccaminosa e vibrante.
E quando l’orgasmo arriva e’ tanto improvviso quanto devastante.
Mi lascio andare e mi godo i sussulti dei nostri corpi che si scambiano il piacere che stanno provando.
E’ un continuo strusciarsi contro l’altro alla ricerca degli ultimi ansiti di piacere.
Ma poi e’ la quiete dopo la tempesta.
Chiudo gli occhi e porto indietro la testa mentre il mio respiro lentamente torna regolare.
Ora regna solo silenzio e mi sembra quasi di provare un senso di pace.
Ma questa mia sensazione si rivela ogni volta illusoria perche’ per i peccatori la pace non puo’ esserci.
Ed io sono una vera e consapevole peccatrice da anni.
Questa notte e’ ancora giovane e deve essere vissuta sino in fondo.
Lo spettacolo migliore deve ancora cominciare, me ne accorgo dagli sguardi degli altri due che trepidanti hanno atteso il loro turno.
Non voglio perdere altro tempo inutilmente.
Li indico entrambi affinche’ si avvicinino a me.
Ma loro vogliono osare piu’ dei loro amici, vogliono trasgredire.
Vogliono tutto ed io sono pronta a darglielo.
Trascorrono pochi secondi prima che uno dei due si avvicini alla mia intimita’ ed inizi un gioco perverso ed eccitante.
La lingua si muove lenta raggiungendo anche gli angoli piu’ nascosti del mio sesso.
Guizza, sfiora, penetra.
Sembra danzare, i suoi movimenti sono sincronizzati.
La sento lambire ogni centimetro di carne senza risparmiarsi.
La sento assaporarmi come se fossi un frutto proibito.
La sento stuzzicarmi, provocarmi, scavarmi dentro.
Lenta, poi veloce.
Poi di nuovo lenta, poi di nuovo veloce.
Le dita all’improvviso vanno a farle compagnia.
Le labbra leccano, succhiano avidamente.
Sembra che lui mi stia mettendo alla prova per vedere quanto possa resistere prima di iniziare ad urlare e contorcermi su me stessa.
Direi che il mio corpo che ha iniziato di nuovo a tremare e gemere sia la risposta piu’ ovvia.
In poco tempo si e creata di nuovo la stessa situazione di prima, ma stavolta sembra mille volte piu’ piacevole.
Un qualcosa di sottile e delicato, quasi carezzevole.
Ma allo stesso tempo capace di dare alla testa e far perdere la ragione.
Ma questo non puo’ bastare chiaramente, non puo’ bastare all’altro che sino ad ora e’ rimasto a guardare senza partecipare.
Ora anche lui vuole la sua parte e come un animale che e’ stato liberato dopo tanto tempo rimasto chiuso in gabbia, si avvicina alla mia bocca con il suo pene in mano.
Quasi fosse un trofeo di cui essere fiero.
Ho capito cosa vuole e lo accontento subito.
Il sesso orale non e’ mai stato un mio limite, ma anzi un traguardo che ho raggiunto sin troppo presto.
E superato tante volte.
Per me e’ un passaggio normale e quasi scontato per questo motivo mi abbandono alle sensazioni che sto provando ed aspetto semplicemente che un nuovo orgasmo venga a trovarmi.
Poi la stessa scena di prima si ripete.
Loro mi penetrano, insieme godiamo, perdiamo il senso della realta’, delle cose che ci circondano.
Persino della nostra identita’.
Urliamo, gemiamo, sospiriamo affannosamente.
Non c’e’ tregua, non c’e’ tempo di pensare a niente.
C’e’ solo il piacere che ti offusca il cervello, la vista, i pensieri e qualsiasi parte del corpo dove riesce ad arrivare.
I segni delle mie unghia sulla schiena di uno dei due sono la dimostrazione di cio’ che mi ha appena attraversato.
E di quanto sia stato forte il suo passaggio.
Ora cerco per l’ennesima volta di riprendere fiato mentre guardo l’unico con cui non ho ancora avuto nessun contatto.
I nostri sguardi si incontrano per la prima volta quella sera.
E’ sempre rimasto nella penombra, in disparte, poggiato al muro.
Quasi estraniato da tutto quello che e’ successo.
E’ freddo, distaccato.
Come se in realta’ non fosse mai stato li’ con noi.
Ma basta un attimo in cui i nostri sguardi indugiano l’uno sull’altro, per farlo cambiare.
I suoi occhi si accendono di un lampo che promette cose indecenti.
In fondo e’ proprio per questo motivo che ho lasciato lui per ultimo, sapevo che non mi avrebbe deluso.
Stavolta sono io ad avvicinarmi a lui e subito le sue mani scivolano sui miei fianchi portando i nostri corpi a stretto contatto.
Io completamente nuda, lui ancora vestito.
Sento il suo calore attraverso la stoffa e lo immagino scorrere su di me.
Le sue mani calde e possenti sulla mia pelle mi provocano un brivido che attraversa il mio corpo e mi scuote leggermente.
Non resisto e lo spoglio.
Voglio che sia mio, che mi venga a trovare, che mi entri dentro e arrivi sino in fondo, che riesca a darmi piu’ di quanto siano riusciti a fare i suoi amici.
E’ incredibilmente bello ed eccitante, ha un corpo tonico ed invitante.
Sembra un atleta, e’ perfetto in ogni sua parte.
Sono sopraffatta dal desiderio e dalla voglia ed in pochi attimi siamo un corpo solo.
Le mia gambe cingono i suoi fianchi e si intrecciano dietro la sua schiena mentre mi muovo su di lui languida.
Le mie mani accarezzano il suo petto.
I miei occhi sono nei suoi occhi.
Sembrano parlarmi, ma io non voglio ascoltare niente in questo momento.
Mordo soltanto il mio labbro inferiore con i denti per privarmi forse della possibilita’ di urlare e sfogarmi.
E’ una piacevole sofferenza quella che sto provando ed ho voglia di imprigionarla dentro di me.
Ma lui non sembra essere d’accordo ed insinua due dita dentro la mia bocca per liberare quei sospiri che dispettosi scalpitano per uscire.
Non vuole che mi trattenga.
Se e’ questo che vuole, lo avra’.
Mi lascio andare, libero tutto cio’ che c’e’ dentro di me, inizio a muovermi piu’ veloce afferrando le sue spalle che sudate scivolano sotto le mie mani.
Gli lancio uno sguardo compiaciuto e lui me ne restituisce uno soddisfatto.
C’e’ una complicita’ straordinaria fra di noi che ci sta rendendo due amanti perfetti.
Ma senza l’aiuto delle parole, dei gesti, di qualsiasi altra cosa.
Ci siamo solo noi due.
Ed i nostri gemiti, i miei ed i suoi mischiati.
Non riesco piu’ a capire quali siano i suoi e quali i miei.
Dove finisco io di muovermi ed inizi lui a spingere.
Ma non m’importa.
Non m’importa nemmeno degli altri che in questo momento ci stanno guardando masturbandosi.
Gli uomini proprio non riescono ad accontentarsi di una sola volta, devono sempre strafare.
Ma e’ come se non ci fossero, non mi curo di loro anche se i loro lamenti di piacere invadono la mia mente prepotentemente.
Io devo occuparmi dei miei e completamente in balia di sensazioni forti e stordenti, cancello qualsiasi altra cosa che non sia il mio personale piacere.
Il sesso di pochi attimi prima e’ solo un lontano ricordo perche’ adesso c’e’ lui che mi prende completamente come se fosse l’unica cosa capace di farmi andare avanti.
E’ come se stessi prendendo la vita dal suo corpo.
Mi sembra che sino a quel momento il mondo attorno a me sia stato in bianco e nero e adesso abbia preso colore improvvisamente.
Sono in paradiso senza essere passata prima dall’inferno.
E cosi’ le urla che tanto desiderava udire arrivano all’improvviso ed io non le soffoco.
Le lascio libere di esprimersi ancora una volta mentre stretta a lui poggio la testa sulla sua spalla e respiro il profumo virile che emana dall’incavo del suo collo.
Sa di uomo e sa di sesso.
Il sesso ha sempre un suo odore.
E a me piace sentirlo completamente, respirarlo sino in fondo.
Soprattutto nei momenti come questo in cui gli ultimi strascichi di piacere stanno lentamente scemando.
Ora posso andare via perche’ tutto e‘ finito, tutto e’ stato consumato.
Ma lui non me lo permette.
Blocca qualsiasi mio accenno ad alzarmi dal suo corpo e con la mano mi accarezza i capelli insinuando le dita fra le ciocche.
Poi la mano continua a scendere e con il dorso mi sfiora il viso in una delicata carezza.
Si sposta sulla nuca e con un movimento veloce mi avvicina a se portando le nostre bocche ad unirsi in un intimo e confidenziale abbraccio.
Non ho avuto niente di tutto questo con gli altri quattro e rimango stordita dal suo gesto per qualche secondo, ma poi la pressione delle sue labbra sulle mie mi riporta alla realta’ e gli permetto di far entrare la sua lingua dentro la mia bocca.
La sento umida e calda cercare la mia.
La trova e la stuzzica sfacciatamente, la sfiora in una danza che sa di erotico.
L’abbandona, poi la ritrova.
Si uniscono l’un l’altra contorcendosi.
Il mio seno preme contro il suo petto vigoroso, le sue mani salgono e scendono lungo la mia schiena.
E le lingue continuano a toccarsi sempre piu’ intime.
Lentamente, poi velocemente.
Prima si sfiorano, poi sembrano divorarsi e mai saziarsi l’una dell’altra.
Non so quanto duri esattamente quel momento, ma sento che mi ha fatto rabbrividire di nuovo.
Poi mi lascia all’improvviso.
Mi guarda negli occhi, i suoi brillano di un verde chiarissimo.
Sono a dir poco stupendi…non ne ho mai visto di cosi’ belli.
Mi sembra che riescano a cambiare colore da un attimo all’altro.
Sono maliziosi, seducenti, ammalianti.
Ma anche puri, innocenti, profondi.
Ma non ho tempo da perdere con questi insignificanti dettagli.
Mi rivesto sotto i loro sguardi…chissa’ se vorrebbero continuare sino all’alba.
Ma io ho finito li’, il mio tempo si e’ concluso.
Vado via cosi’ come sono arrivata, fiera e sicura di me.
Con il mio solito passo ed il mio solito sex appeal.
Anche dopo tutto quello che ho fatto riesco ancora a rendermi provocante agli occhi di chi mi guarda.
Cosi’ e’ stato e cosi’ sempre sara’.
Chi sono io?
La regina della notte.

Edited by **Francy** - 26/9/2009, 16:27

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MEREDITH LUST

L'amore è una cosa meravigliosa.
È un sentimento forte ed incontrollabile.
Qualcosa di devastante e sconcertante allo stesso tempo.
E ti prende il cuore, la mente e forse persino lo stomaco.
Quando si è innamorati non si mangia più.
Il cibo diventa superfluo perchè la tua testa è ancora legata a lei.
Lei...
Quella ragazza stupenda che hai conosciuto l'altra sera, passeggiando per le strade di Milano.
Era carina, bionda, con gli occhi colore miele.
Aveva perso un cappello che il vento traditore le aveva portato via nel centro di piazza Duomo.
Ed io avevo avuto la fortuna di raccoglierlo.
Quando mi vide, lei mi raggiunse e sorrise.
“questo è tuo?” chiesi timidamente
“si, ti ringrazio” si riprese il cappello e fece per andarsene. Ma io, con uno strano sbalzo di follia, la fermai dicendole
“comunque io mi chiamo Valerio”
“ah...ciao Valerio. Il mio nome è Benedetta”
“hai davvero un bel nome Benedetta” la vidi ringraziarmi con un sorriso e senza perdere un decimo di secondo, le feci una proposta forse sin troppo azzardata per un impacciato come me.
“senti...non è che ti va di prendere qualcosa al bar? Se non hai nulla da fare ovviamente” speravo che accettasse il mio invito, speravo che mi desse una risposta affermativa e che sopratutto riuscissimo a conoscerci ed instaurare qualcosa di forte tra di noi.
Perciò attesi il suo responso per qualche secondo, nel più completo silenzio.
E dopo un po' lei mi disse...
“in realtà i miei amici mi stanno aspettando vicino alla Rinascente ma...potrei sempre fare una telefonata e venire al bar con te...” in un attimo un sorriso a 32 denti si allargò sul mio viso ed il cuore cominciò a palpitare a ritmi preoccupanti.
Ero felice, entusiasta, avrei potuto esultare come un ultras che vedeva vincere L'Inter al derby dell'anno.
Insomma, la felicità mi stava scombussolando ma non mi importava di tutto questo.
Avevo convinto una splendida ragazza a trascorrere qualche minuto con me e questo era a dir poco grandioso.
Perciò evitai di farmi rovinare dall'emozione e la accompagnai ad un bar davvero ottimo che conoscevo lì nei dintorni.
In quel luogo, ebbe inizio la storia di Valerio e Benedetta.
Una storia unica.
Una storia fatta di sorrisi, piccoli gesti sentiti col cuore, baci timidi e successivamente passionali, scambi di sguardi complici ed eloquenti, momenti indimenticabili al letto e promesse sincere di fiducia.
In pochi mesi la nostra storia d'amore prese il volo ed entrambi ci sentivamo completi nello stare uno accanto all'altro.
E non c'era nulla di più meraviglioso di questo.
L'amore, era meraviglioso.
Credevo che davvero nulla al mondo avrebbe potuto rovinare il mio attuale rapporto con Benedetta... ma presto dovetti ricredermi.
E il tutto avvenne in una notte. Mentre dormivo beatamente accanto a lei, uno strano sogno cominciò a prendere forma nella mia testa.
Mi trovavo in un posto sconosciuto. Decisamente non si trattava di Milano, ma forse ero in qualche cittadina un po' vecchiotta di quella stessa provincia. Le strade erano deserte e danneggiate sui bordi esterni, poiché erano ricche di conche e buchi pericolosi per la circolazione.
Io stavo camminando in mezzo a quel paese che sembrava dimenticato da Dio senza sapere cosa in realtà stessi cercando.
E d'improvviso, qualcuno finalmente fece la sua comparsa.
Era una donna, seduta su un trono rosso dai braccioli dorati.
Aveva un vestito corto ed attillato color nero corvino, proprio come i suoi capelli.
Mentre i suoi occhi erano così azzurri e chiari da ricordare due profondi laghi ghiacciati.
Erano incantevoli.
Non riuscivo in alcun modo a distogliere lo sguardo da essi. Ma non appena lei parlò, riuscii a notare anche la sua bocca carnosa e tinta di un focoso rossetto rosso.
“salve Valerio” mi disse con tono suadente
“c-ci conosciamo per caso?” le chiesi io un po' confuso
“io conosco te, ma tu non conosci me...”
“come fai a conoscermi? Io non ti ho mai vista in vita mia”
“questo è un segreto che scoprirai più avanti. Ma ora voglio presentarmi” dopo queste parole, la ragazza si alzò dal trono e si avvicinò a me con passo quasi felino.
Era dolce e seducente nei movimenti più semplici. Il suo corpo era in grado di farmi impazzire.
Le sue curve erano messe al punto giusto e lei sapeva esattamente come sfruttarle.
“il mio nome è Meredith Lust”
“cosa vuoi da me Meredith?”
“io da te non voglio niente...sei tu che probabilmente vuoi qualcosa da me...”
quella frase suonò tanto come provocazione.
Quella donna stava cercando di sedurmi, di rendermi suo. Di questo ero certo.
Ed io?
Io stavo cedendo.
Ero confuso da tutta quella situazione, non capivo dove fossi e perchè lei ce l'avesse con me. Eppure sentivo qualcosa dentro di me che mi attirava a lei.
Il mio corpo stava cominciando a desiderarla in modo sempre più forte.
Sentivo l'eccitazione crescere come adrenalina che ti manda in palla il cervello.
Le mie mani stavano cominciando a sudare e senza che me ne accorgessi realmente, cominciarono a dirigersi verso il suo corpo perfetto.
A cercare il suo seno, il sedere o qualunque altra parte intima di lei che avrebbe potuto placare quell'inferno di ormoni che d'improvviso mi stava esplodendo dentro.
Ma non appena Meredith mi vide intento a farla mia, si scansò scuotendo la testa
“no, no Valerio. È ancora troppo presto perchè tu possa avermi. Devi essere tu a cercarmi, non io a venire da te”
“e allora come ti posso trovare? Io non so dove siamo!” le chiesi quasi ansimante per la disperazione
“cercami in Via Monte Rosa, qui a Milano. Domani sera. E forse mi troverai”
“perchè non posso averti ora?”
“perchè l'attesa accresce il desiderio Valerio...” dopo queste parole, Meredith schioccò le dita e d'improvviso mi risvegliai nel mio letto, accanto a Benedetta.
Ero quindi ritornato al presente. Ero ritornato nella mia realtà e in questa realtà probabilmente non esisteva nessuna Meredith Lust. Esisteva solo la mia dolce Benedetta che dormiva al mio fianco, bella e serena come un angelo.
Lei, avrebbe dovuto bastarmi solo lei per tutta la vita.
Lei, sarebbe dovuta essere l'unica donna con la quale legarmi per sempre.
Lei che era tanto bella quanto gentile.
Lei che ora non mi bastava più.
E grazie a quest'ultimo pensiero appresi che purtroppo non sempre le cose vanno come le si prevedono.
Ed io non avevo previsto che la donna del mio sogno riuscisse a sconvolgermi così tanto da lasciarmi confuso e perplesso persino quando ero sveglio.
Non avevo previsto che il mio corpo continuasse a desiderare il suo incessantemente.
Per questo motivo, nonostante durante tutta la giornata finsi di essere relativamente tranquillo, nella sera sentii scoccare il momento per andarla a cercare dove mi aveva detto.
Probabilmente non avrei trovato nessuno ma io volevo tentare. Perciò uscii di casa dicendo a Benedetta che dovevo vedermi con un mio vecchio amico.
Poi, con la mia auto, mi recai in Via Monte Rosa. Mi guardi attorno per qualche minuto e vidi d'improvviso una ragazza molto provocante che fissava la strada dalla parte opposta alla mia.
Scesi dall'auto per vedere se si trattava di Meredith ma non appena lei si voltò, notai che era completamente diversa...
eppure ugualmente eccitante...
per questo motivo, senza che me ne rendessi conto realmente, mi avvicinai a lei e cominciai a parlarle.
Ma nella mia testa immaginavo solo come sarebbe stato scoparla.
Il suo corpo mi incuriosiva, riusciva a darmi quelle forti sensazioni che avevo recepito assieme a Meredith.
E lei sembrava molto disponibile a fare di me uno degli uomini più felici di questa terra...
perciò, dopo solo un'ora trascorsa a parlare e fingere di conoscerci, io la portai in auto con me, poi parcheggiai in un quartiere buio ed isolato di Milano e abbassai leggermente il sedile che la ospitava.
La ragazza comprese subito ciò che stavo per fare ma non si oppose, non tentò di andare via, non fece niente di niente.
Anzi, dal suo sguardo sembrava molto impaziente all'idea di avermi dentro di lei.
Ed io lo ero altrettanto.
Perciò non la feci attendere oltre.
Con una sicurezza ed una determinazione che non avevo mai conosciuto prima di allora, cominciai a spogliarla dei suoi abiti.
Le sfilai la maglietta, le abbassai i pantaloni ed il suo splendido perizoma, poi le tolsi anche il reggiseno ed una volta nuda, non vi fu più niente che riuscii a fermarmi.
Cominciai ad entrare ed uscire dentro di lei con ritmi sempre più veloci ed irregolari. Sentii il suo corpo caldo sotto le mie mani, eccitarsi e contrarre tutti i muscoli per il piacere.
Il suo splendido seno balzava su e giù ritmicamente mandando la mia mente in pieno stato di follia ormonale.
Mi faceva impazzire vederla così scossa dalle mie penetrazioni, perciò cercai altro del suo corpo senza mai uscire da lei.
Cominciai a leccarle i capezzoli del suo seno giocandoci con estrema avidità.
Poi mi lasciai prendere dalla foga e glieli morsi inavvertitamente.
Lei però non ne soffrì. Al contrario, ne sembrava maggiormente eccitata.
Quindi che motivo avevo per smettere di fare una cosa simile?
Nessuno.
Perciò andai avanti in quel modo a ritmi sempre più frenetici ed incalzanti finchè i finestrini della mia stessa auto non si appannarono per colpa dei nostri respiri così incredibilmente eccitati.
Ci avevamo dato dentro come due veri esperti. Come se ci conoscessimo da anni.
Ma in realtà non era così.
La realtà dei fatti era che entrambi desideravamo il corpo dell'altro, sebbene fossimo due completi sconosciuti.
Ma questo purtroppo non mi bastò.
Perchè quella ragazza comunque non era Meredith ed io ero certo che farlo con lei sarebbe stato cento volte meglio.
E vivendo di questa convinzione, ho continuato a cercare lei in ogni donna che incontravo.
L'ho cercata veramente ovunque, inventando un milione di scuse diverse con Benedetta, che mi vedeva uscire ogni sera senza di lei.
Ma ogni sera Meredith non c'era, eppure continuava a farmi visita nei miei sogni, lasciandomi sempre con un pugno di mosche in mano.
Nei sogni mi dava sempre indicazioni riguardo dove trovarla. Mi dava appuntamenti nei luoghi più bizzarri di Milano e dintorni. E lei non c'era mai.
Al suo posto trovavo sempre un'altra ragazza che riusciva a provocare in me un'eccitazione quasi pari alla sua.
Ecco perchè, nonostante non riuscissi mai a trovarla, sentivo sempre l'irrefrenabile bisogno di fare sesso persino con quelle donne che incontravo per sbaglio.
“perchè non riesco a trovarti? Mi stai prendendo in giro Meredith?” le chiesi io un po' spazientito, non appena mi ritrovai nell'ennesimo sogno con lei
“non lo farei mai Valerio... ma tutto quello che stai facendo ha un significato importante”
“e quale?? io sto continuando a tradire Benedetta solo per poter arrivare a te!”
“oh, povero ragazzo infedele...” mi disse lei massaggiandomi dolcemente le spalle con le sue meravigliose mani. E solo tramite quel gesto così semplice ma eccitante, sentii il mio corpo ricominciare a desiderare il suo come se non vi fosse cosa più importante di quella al mondo.
Aveva un potere incredibile con me.
E lei sapeva di averlo. Per questo motivo lo usava sempre a suo vantaggio.
“vedi, c'è una cosa che ancora non hai capito di tutto ciò che ti sta accadendo...”
“cosa...” chiesi sussurrando e gettando la testa all'indietro per il piacere di quel massaggio.
“in ogni ragazza che hai incontrato ed incontrerai sul tuo cammino, stai assaggiando un pezzo di me. Mi stai assaporando poco per volta...perciò abbi pazienza Valerio. Io sarò il tuo premio finale...”
“ma io voglio averti adesso”
“non essere impaziente ragazzo mio...prima hai ancora molto a imparare...” dopo queste parole Meredith abbandonò le mie spalle e come sempre, schioccò le dita riportandomi alla realtà.
E la mia attuale realtà non era delle migliori.
Ormai avevo 36 anni, la mia età avanzava e Benedetta, insospettita da tutte le uscite dalla quale la escludevo, decise di farmi pedinare da un investigatore privato.
Grazie ad esso lei ebbe la prova che la stavo tradendo da forse troppo tempo.
Perciò mi lasciò. La nostra relazione finì ed io non ne risentii affatto.
L'avevo lasciata sbraitare e piangere per diverse ore, le avevo permesso persino di prendermi a schiaffi.
Ma dentro di me non sentivo nulla.
Nessun senso di colpa, nessun dolore per la perdita, nessuna supplica per farla rimanere con me.
Non feci niente di niente.
Ed accolsi volentieri la mia solitudine, poiché essa implicava anche l'indipendenza.
Ed era solo quella che aspettavo di avere. L'indipendenza e la libertà di poter scopare chiunque volessi senza sentirmi un traditore o un delinquente.
Ora non avevo davvero nessuno sulla coscienza, perciò ripresi con la ricerca di Meredith Lust più sicuro e determinato che mai.
Ed in ogni luogo che lei mi indicava, io mi ci fiondavo non appena riaprivo gli occhi.
Ma un giorno ebbi l'inaspettata sorpresa di incontrare una ragazzina di 13 o forse 12 anni. Non lo sapevo in realtà.
Sembrava piccola, maledettamente piccola.
Eppure era già ben sviluppata per la sua età.
Aveva persino cominciato a truccarsi, forse un po' troppo prematuramente.
Eppure era affascinante. Aveva gli stessi occhi di Meredith. Glaciali ed ipnotici allo stesso tempo.
Come facevo a resisterle?
Non ci sarei mai riuscito.
Non quando una delle parti migliori di lei, mi erano servite su un piatto d'argento.
Perciò decisi di provarci anche con questa ragazzina, senza alcun pudore. Lei aveva uno zaino sulla spalle e sicuramente stava rientrando dalla scuola.
Una delle povere sfortunate che devono sempre farsi la strada a piedi non sapendo che un lupo cattivo avrebbe potuto aggredirle da un momento all'altro.
Beh, io ero quel lupo cattivo e l'avrei portata al letto con me mascherandomi da buona nonnina.
Con questo proposito, mi avvicinai a lei. Finsi di essere un amico di suo padre che era appena venuto a prenderla e lei mi credette senza porsi troppe domande.
Guidai fino a casa mia e là, la mia preda si rese conto che c'era qualcosa che non andava.
L'avevo portata in un posto che non aveva mai visto prima di allora quindi era chiaro che io non fossi esattamente un amico di famiglia.
Quando però lei realizzò tutto questo, fu troppo tardi.
L'avevo ormai rinchiusa nella mia camera da letto e là non aveva più alcuna via di scampo.
In pochissimo tempo la vidi iniziare a tremare e nel letto, mi supplicò teneramente di non farle del male.
Ma di certo non erano queste le mie intenzioni.
Non ero mica un assassino, io!
Volevo solo prendermi quella parte di lei che in qualche modo mi avrebbe avvicinato a Meredith.
Perciò cominciai a baciarla dappertutto adagiandomi su quel suo bel corpicino non ancora completamente maturo.
Le mie mani cominciarono a spogliarla mentre la sua pelle veniva scossa da forti ed evidenti brividi.
“signore...io non l'ho mai fatto...” mi disse lei trattenendo a stento le lacrime
“lo so piccolina, ma non serve essere esperti per godere”
“no ma...io non voglio farlo...” cercò di respingermi con le sue gracili braccia ma ovviamente non aveva la forza necessaria per farlo.
E infondo, di quello che voleva fare lei non mi importava nulla.
Perciò ripresi a baciarla ovunque mentre, grazie alle mie mani esperte, mi sbarazzavo dei suoi vestiti.
Mi bastarono pochi secondi per metterla nudo completamente e lessi nel suo sguardo l'imbarazzo e la paura di una povera ragazzina innocente.
Lei probabilmente non sapeva che cosa meravigliosa stavo per regalarle, perciò ignorai il suo sguardo e mi concentrai su ciò che stavo facendo.
Non persi molto tempo con i preliminari perchè non ne avevo voglia, e ben presto mi spinsi dentro di lei sentendola sussultare con tono forse sin troppo acuto per essere solo all'inizio.
Ignorai anche questo dettaglio.
Dopo la prima spinta seguì una seconda, una terza, una quarta e poi tantissime altre sempre più veloci e profonde.
Fu in quel momento che la ragazzina cominciò a gemere per il piacere, conoscendo così un mondo forse troppo adulto per lei, eppure tanto tanto eccitante.
Certo, oltre all'eccitazione ormonale per lei vi era anche il dolore di perdere la verginità. Ma quello sarebbe passato ben presto.
E poi il piacere di una scopata è sempre molto più forte del resto e nella sua espressione del viso ebbi la conferma di questo.
Quella ragazzina stava impazzendo.
Ed io stavo impazzendo con lei.
Era eccitante, il suo corpo sembrava essere diventato splendido e maturo sotto le mie mani. E persino i suoi occhi sembravano essere cambiati. E non appena essi incontrarono i miei, mi ricordarono lo sguardo passionale che Meredith mi regalava spesso nei sogni.
No, non riuscivo a trattenermi se lei mi guardava in quel modo!
Per questo motivo, preso da un'irrefrenabile foga, continuai a scoparla in modo ancora più violento ed avido. E da lei uscì subito del sangue fresco che sporcò le mie splendide lenzuola bianche.
L'avevo definitivamente sverginata e questo mi rese quasi fiero di me.
Però non mi costrinse ad interrompere quell'attività.
Infatti continuai a scoparmi quella ragazzina per ore intere. Non ero mai sazio del suo corpo tanto piccolo quanto fragile.
Ma non appena fu a lei a supplicarmi di fermarmi, io l'accontentai. Del resto stavamo facendo sesso da un bel po' di tempo e c'erano ancora tante altre persone al mondo che avrebbero potuto darmi qualcosa di Meredith come quella ragazzina.
Fu solo ed esclusivamente per questo motivo che le concessi la libertà di andarsene. E non appena lo fece, seguii con lo sguardo la sua figura snella e sofferente che abbandonava il mio appartamento. Ed i suoi jeans che si stavano macchiando leggermente di sangue.
Le si leggeva in volto che era sconvolta per ciò che aveva vissuto.
Le si leggeva anche che stava soffrendo.
Ma non mi sentivo in colpa perchè mi bastava ripensare alla sua espressione eccitata di poco fa, per rendermi conto che in realtà non avevo fatto nulla di male.
L'avevo solo fatta maturare un po' prima del solito. Sarebbe un crimine questo?
Probabilmente no. Probabilmente le avevo solo fatto un regalo e le avevo persino dato qualcosa di cui vantarsi con le compagne di classe.
Lei sicuramente è stata la prima a perdere la verginità.
Certe adolescenti sono sempre in competizione su queste cose, e lei avrebbe indubbiamente vinto.
Io invece non riuscivo ancora a vincere. Il mio premio era Meredith. Volevo lei, la desideravo sempre di più eppure non riuscivo ancora a farla mia.
Ogni volta che mi addormentavo, lei continuava a farmi visita in sogno.
Mi toccava, mi alitava sulla mia bocca, mi carezzava i capelli. Ma a me non era mai concesso allungare le mani.
Ed a quel punto, mi indicava come sempre un posto dove avrei incontrato qualcun'altro da scopare.
Tante donne con tanti piccoli dettagli che mi avrebbero ricordato solo lei.
Ma il tempo passava.
Passavano anche gli anni, io mi facevo sempre più vecchio eppure sempre più esperto ed affascinante.
Col tempo avevo imparato a risaltare ogni singolo dettaglio di me.
Il sorriso smagliante, la voce carezzevole, lo sguardo seducente e sopratutto avevo imparato a sfruttare la buona arte del colloquio.
Parlare era importante, sopratutto se questa attività veniva abbinata ad un buon sguardo abbastanza eloquente.
Infondo sedurre, altro non era se non un'arte sopraffina.
Non tutti potevano essere portati per una cosa simile.
Ma io lo ero.
Ed anche se probabilmente non ero bello come Brad Pitt, sapevo come attaccare bottone e come convincere le mie prede a fidarsi di me.
A volte era duro però.
Perchè mi ero persino imbattuto anche in quelle ragazze molto inibite e timide che non si fidavano facilmente del prossimo.
Ma in quel caso l'arma segreta era solo il ruolo che ti cucivi addosso.
Con ogni ragazza di quel tipo, io assumevo un ruolo diverso.
Padre di famiglia divorziato, vedovo. Ex sportivo che ha perso un sogno per colpa di un infortunio, musicista squattrinato e tanto, tantissimo altro.
Ogni ruolo era mirato toccare i loro cuori e farle commuovere. Solo arrivando a quello, avrei potuto passare al livello successivo.
Il sesso, ovviamente.
E quella era parte migliore del tutto.
Inutile negarlo. Anche se non avevo Meredith davanti, scopare con le ragazze era incredibilmente eccitante e divertente.
Avevo conosciuto molte persone diverse grazie a queste esperienze, avevo visto tantissimi tipi diversi di seno.
Avevo ammirato diverse espressione eccitate, quasi tutte accomunate dal vizio di gemere e socchiudere gli occhi allo stesso tempo proprio mentre io davo il meglio di me dentro di loro.
Era meraviglioso scoprire tutto questo e poterne addirittura fare il paragone.
Era meraviglioso perchè tramite questi pensieri, mi rendevo conto che tutta la mia vita era stata elettrizzante, vissuta e ricca di passione.
Ma infondo si sa, come tutti gli esseri umani, nessuno è immortale.
È sopratutto nessuno è eternamente giovane come Dorian Gray. Ed io infatti, invecchiai ulteriormente.
Quando ormai ebbi 70 anni, mi resi conto che non potevo più affascinare nessuno. Forse solo le donne della mia età.
Ma in quello stato rugoso e antiquato, nessuna di loro riusciva a ricordarmi Meredith.
Ed io avevo ancora voglia e bisogno di lei.
Perciò le parlai seriamente, in uno dei miei innumerevoli sogni con lei.
Ancora una volta, in quelle stradine distrutte di un paese sconosciuto.
“Meredith io sto invecchiando” le dissi, facendole notare l'ovvietà mentre la osservavo seduta nel solito trono.
“si lo so. Tu non sei eterno come me”
“perchè tu lo sei invece?”
“perchè io non sono umana. Sono qualcosa che va ben oltre la tua immaginazione. Sono il buio che si contrappone alle luce. E luce e buio non si estinguono mai”
“e non posso averti?”
“si che puoi...”
“non ho più nessuno da scopare Meredith. Non c'è più nessuno che mi vuole, che mi desidera. Nemmeno se sfrutto le scuse più banali! Come farò adesso?!” le chiesi agitandomi un po'
“ti è piaciuto fare sesso con tutte quelle donne, vero?”
“si, ma io voglio ancora te”
“bene...allora credo che forse sia giunto il nostro momento...” dopo queste parole Meredith si alzò in piedi e con il suo meraviglioso vestito nero aderente, mi si avvicinò lentamente a passo felpato.
Fu in quel preciso istante che sentii il mio cuore battere all'impazzata.
Forse, finalmente, stavo per vincere anche io.
“Valerio tu sei stato bravissimo” mi disse guardandomi con quello sguardo focoso
“hai cancellato Benedetta per me, hai sverginato tante innocenti ragazze per me, hai scopato con chiunque...per me.”
“si” confermai io sorridendole soddisfatto
“hai distrutto la tua vita per me, ti sei fatto terra bruciata attorno allontanandoti da chiunque avrebbe potuto amarti. E tutto questo...sempre per me...” quello che mi aveva appena detto, mi rese un po' meno orgoglioso. Non so perchè, ma puzzava di bruciato.
“già”
“per tutto questo, meriti il premio finale. Me.” dopo queste parole, non ebbi nemmeno il tempo di reagire che già Meredith attaccò le sue labbra alle mie dando luogo ad uno dei baci più focosi e passionali che avessi mai avuto in vita mia.
Mi mandò il corpo in iperventilazione, il cuore cominciò a pulsarmi nel petto ancora più velocemente di prima, le sue mani nel frattempo mi accarezzavano il petto lasciando un marchio su di me della sua splendida pelle.
Mi bastò pochissimo per sentirmi eccitato come mai prima di allora.
In quel momento mi resi conto che mi stava per aspettare la migliore notte di tutta la mia lunga e passionale esistenza.
Quel bacio era solo l'inizio.
Un misero antipasto, perchè la portata principale doveva ancora essere servita ed io l'avrei goduta fino all'ultimo momento.
Avevo aspettato troppo per potermi comportare diversamente.
Ogni secondo lei, andava vissuto a pieno.
E questo fu ciò che cercai di fare.
Mi lasciai accarezzare ovunque, ancora e ancora.
Le permisi persino di impugnare il mio pene e giocarci come voleva.
E non appena lo fece non riuscii ed evitare di gettare indietro la testa per il piacere.
Ogni volta che una donna mi faceva una cosa simile, io ci godevo come un matto.
Ma con lei sembrava tutto più amplificato, tutto più eccitante, tutto migliore.
Non vi fu alcun limite tra noi, in quei preliminari.
Nessun limite.
E non ce ne sarebbero stati nemmeno dopo.
O almeno così credevo.
Ma in realtà mi ero solo illuso sin dall'inizio.
E come aveva detto lei, mi ero fatto terra bruciata attorno per 50 anni.
Avevo sprecato 50 anni alla ricerca di lei.
50 anni alla ricerca del suo corpo.
50 anni di sesso ed atrocità solo per poterla possedere e fare mia una volta per tutte.
50 anni, solo per un misero bacio ed una mezza sega.
Infatti, non appena Meredith ricacciò fuori la mano dai miei boxer, staccò subito le labbra dalle mie.
Poi mi guardò con aria incredibilmente soddisfatta.
“addio Valerio” mi disse. E poi schioccò le dita per l'ultima volta.
Dopo di questo, il buio eterno.
E la mia anima condannata e persa per sempre tra le fiamme dell'inferno.

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I want your loving and
I want your revenge,
You and me could write
a bad romance
tatoo*


will i win?

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view post Posted on 26/9/2009, 22:25Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 22/12/2009, 21:38


Ed eccomi qui.
Il mio racconto è come sempre caratterizzato dalla brevitas (il latino da alla testa) però non riesco a cambiarlo.
Mi è venuto di getto.
Eccomi qui:


Live in Lust


Movimento lento, veloce, violento, aggressivo, dolce, spinto, casto.
Ero disposta a tutto pur di sentire quelle sensazioni.
Ero schiava di quell'emozione.
Desiderosa di sentirla sempre e comunque.
Dipendente da quell'intenso piacere che ti fa vibrare ogni singola parte del corpo facendoti sentire viva, indipendente, libera di fare tutto.
Quel piacere così forte e desiderabile che solo il sesso sa darti.
Avevo fatto girare tutta la mia vita attorno al sesso.
Da quella mia prima volta, a soli 13 anni quasi per gioco, tutto ruotava attorno ad esso.

<erick chiariamo una cosa> dissi brusca <evitiamo baci di circostanza e frasi smielate> sbuffai <non sono decisamente il mio genere. Fammi tua e basta>
Ancora una bambina avevo imposto ad un ragazzo più grande di iniziarmi a quel mondo di passione che tanto mi affascinava.
Quel mondo così crudo di cui tanto volevo far parte.
Non provai dolore ma piacere puro.
Da quel momento mi sentì una donna.

Non riuscivo più a farne a meno.
Vivevo alla ricerca di una nuova vittima, qualcuno da sedurre abilmente.
Qualcuno da attirare a me come un ragno attira le prede nella sua ragnatela.
Guardavo la mia immagine estremamente provocante che si rifletteva fiera allo specchio.
Il bustino nero sottolineava la mia vita stretta e lasciava scoperta la pancia piatta dalla pelle diafana.
I jeans a vita bassa facevano intravedere il mio tatuaggio all'anca destra, quello era uno dei punti forti; il ritratto di quella piccola fatina ammaliava le mie prede portandole dritte a me.
Alzai gli occhi verso la scollatura.
Quel bustino metteva in risalto il mio seno perfettamente tondo e ne lasciava scoperto una gran parte.
Il mio viso era perfetto.
Truccato in modo attraente, penetrante.
Sorrisi sadica al pensiero di quei tanti uomini che avevo illuso con false promesse e finte speranze.
L'unico mio scopo era passare una notte di sesso sfrenato con loro.
Erano soltanto degli oggetti che io usavo a mio piacimento per poi disfarmene come se nulla fosse.
Non ero affatto pentita di quel mio atteggiamento.
Non mi sentivo in colpa per gli uomini lasciati nel bel mezzo della notte.
Quella era la mia vita.
L'avevo scelta io.
L'avevo voluta.
E ora l'avevo.
Del giudizio della gente non mi importava.
Io vivevo bene.
Io ero fiera della mia forza nell'andare contro ogni moralità e ogni buon senso.
Io vivevo la mia vita come volevo.
No mi stavo a preoccupare del giudizio della vecchietta al piano di sopra che mi vedeva rientrare ogni sera con un ragazzo diverso.
Non mi importava della mia famiglia che mi aveva abbandonata considerandomi un disonore.
Io non potevo andare contro ciò che ero!
Io non credevo nell'amore.
Io non volevo un ragazzo sempre al mio fianco pronto a far tutto per me.
Non volevo dei figli ne una famiglia.
Non volevo vincoli.
L'unica cosa che desideravo con tutta me stessa erano i piaceri che derivavano dal sesso.
Quella era la mia vita.
Quella ero io.
Una ragazza, un tutt'uno con il sesso.

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view post Posted on 29/9/2009, 17:01Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 18:20


ed ecco la mia fatica....
premetto che ha contenuti non adatti a minori.

LEI…

Non potevo farcela... no, davvero! Non riuscivo a farne a meno. Presi di nuovo la macchina fotografica e la puntai su quella maledetta finestra. Non c’era lei, stavolta. In colpa, riabbassai l’obiettivo e mi sedetti sulla poltrona, il fiato corto come dopo una maratona. Ma cosa diavolo mi era venuto in mente? Cristo! Ero anche sposato... gettai con noncuranza la macchina sul tavolino di fronte a me ed afferrai il bicchiere. Vuoto. La bottiglia di cognac era ancora lì vicino. Riempii il bicchiere e tracannai il contenuto senza assaporarlo, tanto tutto aveva lo stesso sapore da un po’. Da qualche settimana. Da quando lei era entrata nella mia vita. E l’aveva sconvolta.
Era un giovedì, pioveva e faceva freddo. Stretto nel cappotto blu, camminavo in fretta, tentando di non bagnarmi per colpa di quel dannato ombrello mignon lasciato in auto da mia moglie. Nemmeno mi sarei accorto di lei se non fosse stato per quella vecchiaccia ed il suo cane puzzolente. In mezzo al vialetto del parco, ostruivano il passaggio. Mentre aggiravo quell’esemplare mal messo di canide, questi si era rivoltato, iniziando a ringhiare ed io ero arretrato di colpo. Lei era proprio dietro di me ed io ovviamente ci inciampai sopra, facendo cadere entrambi a terra. E fu l’inizio della fine. Occhi da cerbiatta in un ovale perfetto, capelli castani, lunghi e mossi. Un corpo morbido, sopra al quale ero ancora steso come un ebete. Mi rialzai, tentando a fatica di scusarmi. L’occhiata di lei, malevola, mi fece tacere e la guardai mentre se ne andava, un’andatura sciolta e naturalmente provocante. Nemmeno mi accorsi degli insulti che la vecchia mi rivolgeva. Tutta la mia attenzione era rivolta a quel fondoschiena coperto da una gonna color crema, ora un poco sporca per la terra del vialetto. La guardavo andar via e non sapevo cosa fare, l’unico pensiero era volerla rivedere, farmi guardare ancora una volta da quegli occhi freddi. E la seguii. Come un cane bastonato, a distanza per non farmi scoprire. La seguii a piedi, fino a quando lei entrò in un palazzo. Rimasi fermo davanti all’ingresso per un po’, poi me ne andai mesto. Un fuoco però si era acceso in me e non avrei saputo come spegnerlo.
Tornai in quella strada per una settimana di filato, nella mia pausa pranzo e dopo il lavoro, aspettando ogni volta di vederla ancheggiare sensuale. A mia moglie avevo detto che era un periodo in cui dovevamo fare un po’ di straordinari, un cliente ci stava stressando. E invece passavo le serata in un fetido bar, tracannando birra pessima e caffè. Quando arrivò la domenica non avevo più scuse per star fuori di casa. Rimasi nervoso ed irritabile per tutta la giornata. Perfino le mie figlie mi chiedevano se avessi qualche problema. Non sapevo cosa pensare, la mia testa sembrava concentrata su un unico pensiero fisso: lei. La mattina del martedì mi recai in un’agenzia immobiliare: un cartello era comparso il giorno prima all’ingresso del palazzo di fronte al suo. Affittavano un appartamento ammobiliato. Lo presi immediatamente senza nemmeno discutere il prezzo. Tornai in ufficio eccitato: ora un legame c’era con lei. Mi preparai una valigia con qualche abito di ricambio. In ufficio chiesi una settimana di permesso e a mia moglie inventai un viaggio di lavoro. Nemmeno mi sentivo in colpa per quel castello di bugie che stavo costruendo. Lei era diventata un’ossessione, averla era l’unica cosa che mi importava. Il fuoco di lussuria che mi aveva acceso con quello sguardo gelido si stava alimentando sempre più.
Arrivai nell’appartamento accompagnato da uno dello staff dell’agenzia. Ero nervoso, non lo volevo lì con me. Volevo solo aspettarla. Quando se ne andò, un sospiro di sollievo uscì dal mio petto. Impaziente, gettai la valigia sul materasso: la aprii e presi il binocolo, avvicinandomi alle finestre socchiuse. Misi a fuoco ed iniziai a scrutare osservando negli appartamenti di fronte. Attraverso le tende socchiuse vidi stanze arredate con gusto, letti disfatti, corpi in movimento, ma di lei nessuna traccia. Rimasi alla finestra per un’ora circa. Sfinito e abbattuto, abbassai il binocolo, accendendomi una sigaretta. Fumai una sigaretta dietro l’altra, scaricando il nervoso col fumo. La sera scese. Pensai che lei doveva rientrare prima o poi. Mi rimisi ancora una volta alla finestra e cercai ancora negli appartamenti. Fui fortunato... la vidi camminare in una stanza da letto, col telefono in mano ed una leggera vestaglietta indosso. Lo spacco lasciava intravedere le gambe snelle. Sentii un formicolio al basso ventre e con una mano mi sfiorai l’erezione. Lei camminava piano, fermandosi ogni tanto per guardarsi allo specchio, sfiorandosi i lunghi capelli. Mi toccai ancora la patta dei pantaloni, sentendo il turgore farsi più intenso. Un gemito mi uscì dalla gola quando lei si scostò parzialmente un lembo della vestaglia e scorsi la curva rotonda del suo seno. Con dita impazienti, mi slacciai i pantaloni, che scivolarono in basso, mentre mi afferravo l’uccello pulsante. Iniziai a far scivolare la mano su e giù, aumentando il ritmo a poco a poco. Lei riattaccò la cornetta del telefono e si diresse in bagno. Accese la luce perché ormai la notte stava avanzando. Le tende si mossero piano alla brezza, lasciandomi vedere la sua figura intera davanti allo specchio. Si stava slacciando la cintura della vestaglia. Con calma lasciò cadere dalle spalle l’indumento setoso e rimase nuda, gemella con l’immagine che lo specchio rifletteva. Il ritmo della mia mano aumentò ancora e ancora. Lei piegò la testa da un lato, alzando una mano e sfiorandosi leggera un seno. Lo strinse con dolcezza ed io immaginai che fosse la mia mano ad afferrare quella tenera carne. Gemetti di nuovo e sentii avanzare l’orgasmo. Si toccò anche l’altro seno, massaggiandoli entrambi. Le labbra semichiuse, gli occhi fissi nello specchio, la sola visione mi stava mandando fuori di testa. Venni. Le gambe quasi mi cedettero per lo sforzo. Non mi curai nemmeno di dove il mio sperma stava gocciolando. Gli occhi erano incollati a quella finestra, a quel corpo morbido e sensuale. Si avvicinò alla finestra e chiuse le tende, negandomi la sua visione. Abbassai il binocolo: avevo il respiro corto, la mia mano era tutta impiastricciata ed all’improvviso mi sentii un verme. Appoggiai il binocolo su un tavolino ed andai in bagno a lavarmi. Quando ne uscii, presi il telefono e chiamai mia moglie. Avevo bisogno di sentire lei e le bambine, dovevo tornare alla realtà, a loro ed al loro amore per me.
La mattina seguente mi svegliai come un uomo rinnovato. Dopo la conversazione con la mia famiglia ero come rinsavito e la notte aveva portato consiglio, solo come lei sa fare. Mi alzai quindi di buon’ora, rimisi gli abiti nella valigia, deciso ad andare in agenzia e rinunciare a quell’appartamento. Mentre prendevo il binocolo, l’immagine di lei tornò ad affacciarsi alla mia mente. Avvicinai le lenti agli occhi e guardai verso le sue finestre. Lei era là, con indosso biancheria intima di pizzo. Chiusi gli occhi, avvertendo la solita sensazione di eccitamento. Non riuscii a toglierle gli occhi di dosso e rimasi come un ebete ad osservarla mentre si vestiva. Quando uscì di casa, mi vestii di corsa, abbandonando i propositi di tornare a casa come avevo abbandonato il binocolo a terra, vicino alla finestra. La seguii come un pazzo per tutto il giorno, inseguendola e scrutandola da lontano, con occhi bramosi. Quando pranzò in compagnia di un uomo la gelosia mi prese alla gola, rischiando di soffocarmi. A sera ero stanco anche mentalmente. Rientrai nell’appartamento con un panino ed una birra. Cenai davanti ad una tv spenta e poi tornai alla finestra. Mi sedetti su una sedia e ricominciai a scrutarla. Anche quella sera lei si presentò seminuda, inguainata in un baby-doll semitrasparente. Mi si seccò la bocca di fronte a quella visione e ancora non riuscii a non toccarmi. Dovevo farlo, dovevo godere, pensando che fosse lei a sfiorarmi, in maniera rude e dolce al tempo stesso. La vidi sdraiarsi sul letto ed aprire un cassetto. Un oggetto viola comparve fra le sue mani: era un vibratore. Passai la sera in uno stato di perenne eccitazione, nonostante i vari orgasmi, miei e suoi.
Così passò quasi una settimana. Mi ero organizzato con una macchina fotografica digitale: ora non solo potevo godere delle scene in diretta, ma quando lei non c’era anche attraverso i filmati e le fotografie. Avevo totalmente perso il controllo di me. In ufficio inventai una malattia ed alla mia famiglia ancora una settimana di trasferta, confidando nella buona sorte. Non mi facevo la barba da qualche giorno, ero dimagrito e sembravo malato, con gli occhi arrossati. Era venerdì sera ed avevo capito che lei sarebbe uscita con qualcuno. Con un uomo, da come si stava truccando con cura. Ormai la conoscevo, sapevo le sue piccole manie. Si osservò nello specchio, sobbalzando all’improvviso. Quasi corse verso la porta e salutò con un bacio un giovane uomo. Rabbia e gelosia si mescolarono nel mio cuore quando lei prese una giacca ed uscì con lui. Lasciai anch’io il mio appartamento, seguendoli, spiandoli per tutta la sera. Accovacciato dietro un’auto parcheggiata, ebbi l’istinto di picchiarla quando i due si baciarono con ardore fuori dal ristorante. Si incamminarono verso l’appartamento di lei ed io tornai al mio. La luce era accesa ed io pensai che nemmeno si vergognava di mostrarmi il suo amante, che non aveva rispetto per me e per il mio amore. La bocca stretta in un ghigno, li esaminai mentre si sfioravano in preda a passione. Quelle mani che la toccavano avrebbero dovuto essere le mie, quella bocca che l’assaggiava sarebbe dovuta essere la mia. Quel corpo che la stava prendendo doveva essere il mio. Rimasi alla finestra per tutto il tempo in cui fecero l’amore, masturbandomi con cattiveria, odiandola per ogni orgasmo che non aveva avuto con me. Ero devastato. Lei non mi voleva: io stavo buttando la mia vita nel cesso e lei se ne fotteva! Mi infuriai. Come un pazzo, scesi correndo le scale ed attraversai la strada. Dovevo andare da lei, dovevo farmi dire dalla sua voce che lei non mi voleva. Il portone era ovviamente chiuso. Non potevo passare da quella parte. Misurai il cancello di ferro battuto: non era poi così alto. Lo scavalcai, arrampicandomi. Ero nel cortile. Con attenzione aggirai l’edificio, trovando una porticina di servizio ancora aperta. Salii le scale col cuore che batteva forte nel petto. Tra poco l’avrei vista e lei avrebbe dovuto ascoltarmi. Saremmo stati soli, lui se n’era andato da un po’. Arrivato di fronte alla sua porta, mi fermai. Stavo facendo la cosa giusta? Ma certo! Lei era mia, glielo dovevo dire, lei doveva capire! Bussai con tre colpi ed attesi. Dormiva. Bussai di nuovo e ancora aspettai. Nessuna risposta. Bussai con più forza e qualche istante dopo una voce chiese chi era. D’istinto mi misi in ombra, oscurando così il mio viso.
«Sono io» risposi con voce profonda.
«Ma che ci fai ancora qui?» sospirò lei, togliendo il chiavistello. Mi buttai su di lei non appena la porta si aprì. Le bloccai le mani dietro la schiena, tappandole poi la bocca con la mia. Chiusi la porta indietreggiando col corpo, lei attaccata a me. Le misi una mano su quella bocca che voleva gridare e non di passione. Era spaventata e ne aveva ragione. Si era comportata come una sgualdrina, mi aveva tradito ed ora dovevo punirla. Lei era solo mia... mi guardai intorno e la trascinai in camera da letto. Lei tentò di opporsi, puntando i piedi. Le diedi uno strattone alle braccia, stringendo forte le mani. Una lacrima le scese sulla guancia. Gliela asciugai con un bacio. Non volevo farle male, ma lei doveva capire come mi sentivo. Glielo dissi mentre la gettavo sul letto a pancia in giù. Le aprii le gambe con un ginocchio e la tenni ferma con una mano sulla schiena, mentre con l’altra mi slacciavo i pantaloni. Dovevo farle capire quanto male mi aveva fatto, quanto mi aveva fatto soffrire con quel suo atteggiamento. Le presi i polsi e la penetrai con forza. Un gemito uscì dalle sue labbra. Liberai una mano e le premetti il viso contro il cuscino. Pochi violenti affondi e venni, mugolando contro la sua schiena. Mi rialzai sulle ginocchia, voltandola verso di me. Lei teneva il viso girato da una parte, gli occhi chiusi e la bocca tremante di pianto.
«Io non volevo che finisse così fra noi, ma tu sei stata una puttana e come tale vai trattata» le dissi con calma. Non ero quasi più arrabbiato con lei, si stava comportando bene in quel momento. In una parte del mio cervello qualcosa si risvegliò e l’immagine di una donna con due bambine si intromise, ma la scacciai. Chi erano? Cosa volevano? Io ero con la mia donna, non volevo nessun’altra. Slacciai la camicia che indossavo, spogliandomi poi completamente. Lei era ancora immobile. Spogliai anche lei, toccandola come desideravo fare da tempo. Facemmo ancora l’amore e ancora e ancora. Non ero mai sazio di lei. Alla fine si addormentò, stremata. La lasciai riposare un poco, ma poi l’urgenza si fece ancora sentire e quindi la presi mentre ancora dormiva, facendola sospirare e gemere di piacere più volte.
Quando arrivò la mattina, la svegliai con un bacio.
«Io ora me ne devo andare, ma tornerò per pranzo. Fatti trovare pronta che ti porto fuori a mangiare». Lei annuì piano e la baciai di nuovo, rivestendomi. Andai nel mio appartamento e mi feci una doccia. Dormii un poco, volevo che mi trovasse in forma. Quando arrivò l’ora di pranzo, tornai dal mio amore. Ma non fu lei ad aprirmi la porta. Un uomo in divisa mi fece entrare e mi ammanettarono subito dopo. Lei era lì che mi guardava con quegli occhi freddi e malevoli come la prima volta che c’eravamo incontrati.


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Ogni uomo nasce gemello: colui che è e colui che crede di essere.
(M. Kessel)


Il mio primo romanzo: Maryanne

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5 replies since 27/8/2009, 17:04
 
 





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